Il dolore
«Comuni associati, più efficienza per lo sviluppo»
Il professor Di Gregorio lancia agli enti locali una proposta che garantisce autonomia puntando sul marketing territoriale
PIOMBINO. La Val di Cornia può davvero stare insieme, mettendo in comune i servizi, risparmiando e facendo marketing, magari anche creando posti di lavoro. Può farlo dandosi una nuova organizzazione territoriale che, mantenendo le specificità dei Comuni, li associa per realizzare e ottimizzare i servizi erogati ai cittadini e alle imprese e sostenere lo sviluppo locale delle diverse aree territoriali che si identificano nel perimetro che l'Associazione circoscrive.
Il modello, che già funziona e dà ottimi risultati in Sardegna, dove è nato con i Comuni della Gallura e dell’Anglona in provincia di Sassari a partire dal 1999, e nel Lazio, dove associazioni ci sono in provincia di Frosinone, Latina, Rieti e di Roma, è stato presentato qualche settimana fa ai sindaci della Val di Cornia dal professor Renato Di Gregorio, che lo ha messo e punto e perfezionato. Ed è un modello che può essere un volano per lo sviluppo dell’area soprattutto adesso che sono state abolite le Province. Altri incontri sono in programma nei prossimi giorni.
«Va considerato il territorio come un'azienda - spiega il professor Di Gregorio - in modo da metterlo in competizione sul mercato. Penso prima di tutto ai vari turisti che possono arrivare nella zona grazie a un efficace marketing e a un’accoglienza che funzioni. E per farlo serve un modello che non sia verticistico, ma si basi sulle reti fra i vari Comuni».
Ma, in concreto, quali funzioni possono essere messe in rete?
«Tutti quelli che sono trasversali. Penso allo sportello unico per le imprese (Suap), ai siti web, al marketing territoriale, ai servizi sociali, anche al reperimento di fondi regionali ed europei. È una logica diversa, all’interno della quale le persone che vivono nel perimetro, identificato con i confini dei Comuni, vengono considerate come se facessero parte di un’impresa: le segui, le formi, le aiuti a crescere. È un sistema che porta risparmi e attira finanziamenti, può essere una svolta».
E come può essere realizzato?
«Come hanno fatto in Sardegna e nel Lazio. Si fa un protocollo d’intesa fra i Comuni. Poi i sindaci costituiscono un comitato guida ed eleggono un presidente. Quindi le varie funzioni vengono raggruppate in “famiglie professionali” per rendere omogenei i servizi. Il passaggio successivo è andare ad accordi con imprese, associazioni, scuole. A questo punto vanno formate nuove figure del territorio, con un bando destinato ai giovani, penso ad almeno cinque per Comune, i quali vengono aiutati a fare nuovi progetti. E in questo percorso possono diventare nuove associazioni o imprese”.
Ma i Comuni non perdono la propria identità? Non ci saranno resistenze?
«No, assolutamente. Ogni Comune resta autonomo. E il modello consente nuove aggregazioni, penso alla zona dell’Alta Maremma in provincia di Grosseto. O all’isola ’'Elba. Non ci sono limiti e i vantaggi sono tanti, dalla riduzione dei costi, alla maggior efficienza, ai servizi omogenei, alla differenziazione dello sviluppo, alla maggior possibilità di avere finanziamenti. E ci lavorano ragazzi del territorio».
Eppure l'investimento chiesto ai Comuni è minimo.
«Lo è perché serve solo a far partire l’associazione che poi, su progetti condivisi, può trovare i finanziamenti che servono. È un sistema che altrove ha portato grossi vantaggi, ci terrei a vederlo funzionare anche a Piombino, dove ho casa e dove mio padre ha lavorato. Sento di dover dare una mano a questa zona, a cui sono legatissimo».
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