Finanza
«Jindal infastidito, e chi lo conosce?»
Gabrielli (Fiom): il nostro punto di riferimento è l’Accordo di programma
PIOMBINO. «Jindal è infastidito dalle richieste sindacato? E’ un fatto curioso, visto che non abbiamo mai incontrato chicchessia della Jsw. Jindal però non dovrebbe meravigliarsi delle nostre riflessioni sul futuro di Piombino, perché dovrebbe sapere cosa c’è scritto nell’Accordo di programma, e cioè che l’obiettivo finale è la creazione di una nuova area fusoria».
Al segretario della Fiom, Luciano Gabrielli, non sono piaciute le notizie rimbalzate dall’India di una frenata di Jindal nella trattativa, con riferimenti «ai segnali di insoddisfazione da parte dei sindacati» che avrebbero raffreddato il clima del confronto alla ricerca di un’intesa per quelli che restano i termini conosciuti dell’affare: e cioè l’acquisto solo dei laminatoi e degli impianti marittimi.
«Ripeto, noi non sappiamo nulla di Jindal – dice Gabrielli – se la trattativa andrà in fondo incontreremo la proprietà e ci confronteremo. A noi servono soluzioni e non annunci – prosegue Gabrielli con riferimento a Matteo Renzi e alla sua dichiarazione sui pochi giorni che sarebbero bastati per chiudere la trattativa – Noi a ora possiamo e vogliamo solo riferirci agli impegni che con l’Accordo di programma hanno presto il governo con tre ministri, il governatore Enrico Rossi e il Comune di Piombino. Serve tornare a parlare di produzione dell’acciaio, altrimenti ha poco senso tutto il resto, anche il polo di rottamazione».
Nella trattativa che dovrebbe riprendere la prossima settimana tra il commissario Piero Nardi dei vertici di Jsw, il prezzo di acquisto resta una questione centrale. Perché senza almeno una parte dei soldi che Nardi si attendeva dalla vendita rischia di altare anche il meccanismo della solidarietà: «Qui si attendono i bandi per le bonifiche – riflette al proposito Gabrielli – invece sarebbe utile che il governo commissionasse direttamente a Nardi alcuni interventi, da fare in tempi rapidi, che potrebbero portare subito lavoro. Penso alla dismissione e alla bonifica di intere aree che non saranno più utilizzate. L’esempio è la cokeria, perché chiunque arrivi deve sapere che l’area produttiva si dovrà spostare, e che le vecchie aree devono essere liberate per nuove imprese». (cloz)
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