Il dolore
Jindal, trattativa chiusa entro un mese
Jsw punta a pagare una cifra simbolica senza fare grossi investimenti. Nardi prosegue il dialogo in cerca di un compromesso
PIOMBINO. Matteo Renzi dice a uno scout al raduno di San Rossore che per la Lucchini «con Jindal si chiuderà nei prossimi giorni», e la battuta-dichiarazione fa il giro del mondo. Tanto da indurre il Financial Times a fare una verifica con fonti indiane vicine alla famiglia Jindal: così al di là di un titolo del quotidiano economico inlese che ieri parlava appunto di «un’acquisizione alle fasi finali», titolo ripreso da agenzie, siti web e altri quotidiani italiani (ma riferito in realtà esclusivamente alla frase di Renzi), le fonti indiane citate dal Ft non confermano nulla su una possibile conclusione in tempi brevi della trattativa imbastita dal commissario Lucchini, Piero Nardi, con Sajjan Jindal.
Sui tempi resta quindi l’affermazione del presidente del consiglio. Resta da vedere cosa si intende per «i prossimi giorni» riguardo a una chiusura della trattativa. A questo proposito ieri fonti qualificate hanno riferito che l’intesa potrebbe arrivare, considerando la pausa di Ferragosto, tra la fine del mese e la prima quindicina di settembre.
La trattativa tra il commissario e la Jindal va avanti, quindi, su tre temi centrali: il prezzo dell’acquisizione di laminatoi e impianti marittimi, l’occupazione e i progetti industriali. In questo senso le fonti indiane (anonime) citate dal quotidiano inglese dipingono un quadro che certo non risponde alle attese di lavoratori e sindacati: per l’acquisizione di Lucchini, il miliardario indiano verserebbe infatti «una somma simbolica, in quella che sarebbe la sua prima mossa per l'ingresso in Europa», e comunque «Jsw comprerà Lucchini, ma non ci sarà un grosso investimento».
La versione indiana dunque è attendibile, visto che all’apertura delle buste proprio sul prezzo di acquisizione, sulle ricadute occupazionali e sui progetti, Nardi aveva espresso la propria insoddisfazione. Tanto da chiedere e ottenere dal governo la possibilità di passare a una sorta di trattativa privata con la Jsw. Naturalmente Jindal gioca sul fatto di essere l’unica società ad aver fatto una proposta per la Lucchini, Nardi invece punta a vari obiettivi che il governo ha posto più o meno implicitamente alla base del suo mandato e, pur sapendo di non poter contare sui 130-140 milioni che si attendeva dalla vendita per soddisfare le attese dei creditori privilegiati, nemmeno può accettare offerte simboliche. Il naturale compromesso su cui poggia la trattativa economica pare legato dunque non solo a un innalzamento del numero di lavoratori da riassumere (al momento non di più di 700) ma anche a un piano industriale che preveda la realizzazione di un corex e di un forno elettrico.(cloz)
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