Il dolore
«Quel neo è da operare» L’Asl: sì, ma a maggio 2015
Dopo la visita a un sedicenne la dermatologa ha stabilito la necessità dell’intervento entro due mesi. Protesta la madre: dovrò ricorrere a un privato ma non è giusto
PIOMBINO. Presentarsi al centro unico di prenotazione con la richiesta urgente firmata dal medico per l’asportazione di un neo e vedersi fissare l’appuntamento tra 287 giorni.
È accaduto ad Annunziata Mazza, arrivata pochi giorni fa al Cup di Villamarina con in mano la prescrizione compilata dal medico Asl dopo la visita dermatologica del figlio di 16 anni e mezzo.
«Visita per la quale avevo già dovuto aspettare un mese dopo che il dottore di famiglia mi aveva consigliato di far vedere al più presto a uno specialista quel neo su un braccio di mio figlio – spiega la signora Annunziata – E una volta visitato la dermatologa ha quindi parlato di un neo che potrebbe in breve diventare un vero e proprio tumore e per questo motivo da togliere il prima possibile, entro due mesi».
E in effetti la frase “prima possibile” è ben presente sul documento di prenotazione presentato da Annunziata Mazza; peccato che al Cup l’appuntamento per l’asportazione chirurgica del neo sia stato fissato al prossimo 21 maggio 2015.
«Ho già una sorella con un linfoma e vivere anche quest’altra preoccupazione non è davvero una bella cosa – racconta la signora Mazza – Si sta parlando della salute di un ragazzo di 16 anni, ma si scherza! Mio figlio ha paura».
E tanta è la paura vedendo davanti altri 287 giorni di attesa.
«Mamma ma così mi fanno morire – le prime parole del ragazzo alla madre – Non posso aspettare».
In effetti se un medico dopo una visita specialistica ti dice che quel neo lo devi togliere entro due mesi c’è poco da fare, se non ripiegare su un appuntamento da un privato.
«Per la sanità pubblica significa che uno evidentemente può anche morire – la protesta della donna – La signora del centro di prenotazione davanti alle mie lamentele ha risposto che questi sono i tempi di attesa e che non poteva farci nulla. L’unica soluzione? Andare da un privato, ma non è giusto. Sono divorziata e da sola mi occupo di due figli – conclude la signora Annunziata Mazza – uno appunto di 16 e un altro ragazzo di 22 anni che è disoccupato. Io ho un lavoro ma nemmeno fisso e questa situazione mi fa davvero arrabbiare».
Francesca Lenzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google