Il Tirreno

Cinghiali, nuove proteste per i danni nel campese

Cinghiali, nuove proteste per i danni nel campese

A San Piero giardini e campi devastati dalle passeggiate notturne degli ungulati In un anno oltre 1100 esemplari prelevati, ma d’estate i problemi riemergono

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MARCIANA. I segni della passeggiata notturna dei cinghiali sono visibili nel giardino. I vasi sono riversi a terra, il terriccio smosso in profondità. Un’immagine a cui - loro malgrado - sono abituati gli abitanti delle case in campagna in alcune zone prese di mira dagli ungulati. Da anni sopportano i blitz degli animali che, d’estate, scendono a valle, più vicino alle case.

La nuova segnalazione arriva da Marilena Baradacchi, residente a San Piero in Campo, che ha documentato con delle fotografie i danni causati dagli ungulati in un giardino di un’abitazione a San Piero e i segni dei passaggi di cinghiali nella zona di Seccheto. «Scrivo per riportare l’attenzione sul problema delle invasioni dei cinghiali e dei relativi danneggiamenti – spiega la signora, rivolgendosi al Prefetto, alla Provincia e al Parco – in tanti si sono lamentati, in tanti continuiamo a subire danni anche cospicui, ma nessuno fa nulla. Si continua, come sempre, con palliativi momentanei senza risolvere il problema alla radice. E il cittadino deve arrangiarsi, rassegnarsi a vedere le sue proprietà irrimediabilmente danneggiate».

Quello dei raid degli ungulati, sia cinghiali che mufloni, è un problema storico per l’Isola d’Elba. Negli ultimi anni il Parco, all’interno dei territorio di sua competenza, ha portato avanti un piano di abbattimenti degli esemplari, in parte compiuto dalla polizia provinciale, in parte da selecontrollori adeguatamente formati. A questo si aggiunge un piano di catture attraverso l’acquisto e la distribuzione di chiusini (trappole). Nel 2013 sono stati prelevati 1120 ungulati nell’area del Parco, all’incirca lo stesso numero dell’anno precedente. E, dal 2012 ad oggi, con l’intensificazione del piano di spopolamento, i danni segnalati dai cittadini sono diminuiti sensibilmente, secondo quanto viene riportato dal Parco. Questo non impedisce che, soprattutto con il clima caldo e la siccità estiva, gli animali scendano a valle e creino scompiglio in alcune zone di campagna. «Terrazzamenti centenari – prosegue Marilena Baradacchi – dove i nostri nonni coltivavano, ora sono inesistenti. Ridotti ad un’unica scarpata di vari metri che con qualche pioggia un po’ più inesistente franerà a valle. Ma si darà colpa al dissesto, alla mano dell’uomo, ma non agli animali che nessuno vuole prendere nella giusta considerazione. Mi rivolgo al Prefetto, perché rappresentante di uno Stato che pretende sempre di più ma dà sempre di meno. Questa situazione è insostenibile. Non si può uscire dalla porta di casa la mattina e trovarsi di fronte a una devastazione totale, buche nel terreno, piante divelte, alberi da frutta con radici scoperte, circondati da crateri di almeno un metro di diametro. Chi le ha portate queste bestie sull’isola? Sono loro che dovrebbero pagare i danni».

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