Il Tirreno

«Bisogna spiegare a Renzi che ci vuole un’accelerata»

di Alessandro De Gregorio

Gabrielli (Fiom): «Senza area fusoria e bonifiche niente acciaio e niente progetti» Raggiunto un nuovo accordo per la cassa integrazione delle imprese di appalto

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PIOMBINO. «Una nuova area fusoria. E le idee chiare anche da parte del Governo. Ma subito, perché non c’è più tempo da perdere». Luciano Gabrielli (Fiom) lo ha detto anche ieri mattina in assemblea, a quelle poche centinaia di persone che ancora lavorano, saltuariamente, nello stabilimento.

Un appello lanciato soprattutto a Renzi, visto che l’altroieri il presidente del consiglio ha detto che «la siderurgia deve ripartire a Taranto, a Piombino e anche a Terni. Se poi la proprietà sia cinese o indiana, non importa, a noi interessa il lavoro». Se interessa a lui, figuriamoci ai lavoratori che a Piombino sono in solidarietà, in cassa integrazione e con lo spettro del licenziamento.

Tutto però ora ruota attorno alla trattativa tra il commissario Piero Nardi e Sajjan Jindal, il boss della Jsw. Finché non si sblocca quella, non si potrà aprire la partita col sindacato. Ma qualcosa deve muoversi subito, dice Gabrielli: «A settembre vogliamo incontrare Jindal e il ministro dello sviluppo economico, vogliamo capire in che direzione andiamo. Inutile parlare di centrali a carbone, di sessanta aziende interessate a investire, di polo rottamazioni navi militari. Senza un corex e un forno elettrico, e senza un’area dove insediare le aziende, è tutto inutile. In altre parole, ci vuole un’area fusoria e devono partire al più presto le bonifiche in modo da consentire anche alle imprese di appalto di fatturare e andare avanti».

E a proposito di imprese, giovedì i sindacati hanno firmato con Cmti e 3m per un anno di cassa integrazione. Grazie a un accordo tra la Regione, Fidi Toscana e alcune banche tra cui la Popolare di Vicenza, il Monte dei Paschi, La Cr Firenze e la Cr di San Miniato, per tutti quei lavoratori che sono in cigs ma le cui aziende non anticipano la cassa integrazione, è stato aperto un conto tecnico di 5.600 euro a zero spese. Cioè i lavoratori hanno otto mensilità garantite da 700 euro, in attesa della cassa e degli arretrati. A Piombino ne hano già usufruito alla Pmi srl, alla Pmi service e dal 12 agosto dunque anche alla Cmti e alla 3m. In tutto, sono 130 lavoratori.

«Come Fim, Fiom e Uilm ringraziamo la Regione - dice Gabrielli - ma tutte queste imprese aspettano di partecipare ai bandi di bonifica. Altrimenti, finita la cassa, saranno costrette a licenziare».

Sempre a proposito di bonifiche, Gabrielli sottolinea che «stiamo discutendo del futuro di questo territorio, dobbiamo riprogettare tutto per i prossimi 50 anni e nessuno si può permettere di sbagliare. Tutti facciano loro parte: Governo, Regione, Comune, sindacato e commissario. Se la trattativa con Jindal andrà a buon fine, lui dovrà sviluppare lo stabilimento dall’altoforno verso Ischia, quindi tutte le aree che rimangono al di qua andranno liberate, smantellate, bonificate. Compresa la cokeria, a meno che non si renda produttiva: cioè non si riesca a convincere il Governo a fare in modo che Taranto compri coke a Piombino, anziché in Croazia. Quindi o la cokeria riparte in questo modo, oppure per tutte le aree vicino alla città (convertitori, acciaierie ecc.) scattino le bonifiche, si liberino le aree per nuovi insediamenti e la stessa città dalla morsa della fabbrica. E si mettano al lavoro tutti, compresi i dipendenti delle imprese di appalto».

Fermo l’altoforno, ferma la cokeria, in marcia sono rimasti i laminatoi ma anche questi hanno un’autonomia di altri quattro o cinque mesi. «Ora serve il coraggio delle scelte - prosegue Gabrielli - bisogna conoscere con certezza e in tempi brevissimi quali sono le intenzioni di Jindal, quanto intende investire su territorio, se è il soggetto giusto. Ma serve un’accelerazione dei ministeri e dello stesso Renzi».

I primi di settembre verrà convocata un’assemblea generale, in cui verranno decise le iniziative di lotta da adottare. Superata la fase degli scioperi e delle manifestazioni sul territorio, l’idea è di portare i lavoratori a Roma. Magari in occasione di una manifestazione nazionale sulla siderurgia.

«A Piombino ci vuole una nuova area fusoria - ripete Gabrielli - senza di quella non puoi recuperare né la produzione né fare altri progetti per il futuro. C'è un impegno di Jindal, c’è quello di Rossi, ora ci sono anche le parole di Renzi. Il quale Renzi però deve sapere che Piombino oggi non è in condizione di produrre acciaio senza una nuova area fusoria. E’ stata scellerata la scelta di fermare l’altoforno, in Europa sta ripartendo la siderurgia da ciclo integrale mentre in Italia sta avvenendo il contrario. Il sindacato fin qui si è preoccupato di mettere in sicurezza i lavoratori, quelli Lucchini sono coperti dalla solidarietà fino all’aprile 2015, quelli delle imprese hanno un anno di cassa integrazione. Ma, anche ipotizzando che tutto vada bene, la prima colata ci sarà nel 2018: bisogna spiegare questo al governo. E bisogna spiegarglielo bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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