Sicurezza
«La Corte dei conti smentisce i revisori»
Francini e Monteleone soddisfatti per il pronunciamento dei giudici: «Nessuno sforamento del patto di stabilità»
PIOMBINO. Nessun rischio per la tenuta finanziaria del Comune, secondo l’assessore alle finanze Lido Francini, che plaude all’ultima sentenza della Corte dei conti.
Secondo Francini, e anche secondo il ragioniere capo Nicola Monteleone, i giudici hanno accolto la tesi della precedente amministrazione, che un anno fa instaurò un duro braccio di ferro con il collegio dei sindaci revisori allorché questi ultimi non approvarono il rendiconto 2012 per «gravi irregolarità» e segnalarono alla Corte lo sforamento del patto di stabilità.
Francini e Monteleone hanno convocato i giornalisti proprio per ribadire la loro interpretazione del pronunciamento della Corte, depositato il 30 luglio scorso.
«i 4 pilastri su cui si fonda il controllo della Corte - ha detto Francini - sono il risultato di amministrazione, la capacità di indebitamento, il patto di stabilità e la spesa personale. La Corte nel nostro caso rileva solo criticità di ordine finanziario e una irregolarità lieve di tipo amministrativo. C’è anche la segnalazione di un errore del tesoriere ma è già tutto risolto e una parte prescrittiva di azioni che il Comune ha messo comunque in atto».
«A suo tempo - ha proseguito Francini - il collegio dei sindaci revisori aveva scritto che in relazione all’esercizio 2012 il Comune aveva posto in essere con la partecipata Piombino Patrimoniale un’operazione di acquisizione del patrimonio immobiliare precedentemente ceduto alla stessa, con contropartita l’accollo di un mutuo contratto dalla stessa società proprio per finanziare l’acquisto immobiliare. Tale operazione, ci contestavano i revisori, non risultava contabilizzata nel bilancio finanziario 2012 del Comune e questo avrebbe costituito una violazione delle regole sul patto di stabilità. Quindi secondo i revisori noi avremmo sforato il patto per un importo di nove milioni e 500mila euro. La Corte non ha accettato i rilievi dei revisori sul patto di stabilità, non ha eccepito nulla sulla spesa del personale. Siamo di fronte nei fatti, quindi, a un errore concettuale dei sindaci revisori. La Corte dei conti, interpellata al telefono sia dal dottor Monteleone che dalla dottoressa Massai, segretario generale, ha confermato che le irregolarità sono soltanto quelle riscontrate nella pronuncia finale. Tutto quello che non è riportato nella pronuncia del 22 luglio non esiste. Secondo la Corte la contabilizzazione proposta dai revisori non era e non è possibile».
«Secondo invece il ragionamento dei revisori - ha insistito Francini - l’accollo dei mutui da parte del Comune dalla Piombino Patrimoniale srl avrebbe prodotto soldi in banca al Comune. Questo non è successo. Se fosse stato vero, avremmo commesso un falso in bilancio, allora sì per sforare il patto di stabilità. In quel caso il Comune nel corso di quest'anno avrebbe ricevuto una sanzione da pagare allo Stato per lo stesso importo, nove milioni e mezzo, che avremmo dovuto iscrivere nella spesa corrente».
«Chiunque capisce che accollandosi i mutui, cioè debiti, soldi non ne girano né in entrata né in uscita - è intervenuto Monteleone - L’assessore lo ha detto e il lo ripeto: se noi avessimo rappresentato in bilancio che avevamo avuto soldi in cassa da quella operazione, avremmo commesso un falso in bilancio finalizzato a sforare il patto di stabilità. Questo è un errore concettuale gravissimo da parte dei revisori».
Francini e Monteleone hanno poi citato un caso analogo avvenuto nel 2010, quindi in precedenza, a Castelfranco Emilia. E hanno mostrato le indicazioni date dalla Corte dei conti in quel caso: «Il sindaco di Castelfranco chiede di conoscere la corretta allocazione in bilancio delle rate di ammortamento. La Corte risponde che, trattandosi di accollo di mutuo, “appare corretto contabilizzare, in mancanza di altri flussi finanziari, solo ed esclusivamente le rate di ammortamento nell’equilibrio della situazione corrente per la quota interessi nel titolo primo e per la quota rimborso capitale nel titolo terzo”. Ecco perché diciamo che si è trattato di un grave errore dei revisori. Purtroppo durante quella fase non c'è mai stato da parte di essi la volontà di condurre approfondimenti e scambi di valutazioni. Non hanno mai saputo spiegare in termini tecnici, contabili, questa loro visione. Sono stati invitati dai presidenti del consiglio e della seconda commissione, ma hanno preferito rivolgersi alla Corte». Francini ha concluso di aver avuto precisa conferma anche per telefono dai giudici della Corte, e ha aggiunto di aver comunicato tutto al presidente del consiglio comunale in modo da inserire l’argomento nell’ordine del giorno della prossima seduta di fine agosto.(a.d.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
