Sicurezza
The Gate, un brand fatto in casa
Un negozio all’Elba, poi un altro a Cecina e due a Piombino: Mucci spiega il perché del successo
PIOMBINO. Un mare di armonie. Di tonalità delicate. Di leggerezza e al tempo stesso di vivacità.
Quei colori - quel giallo, quel rosa, quel bianco - sono la scommessa vinta da The Gate, il marchio che si è imposto nel territorio fino ad arrivare a quattro negozi aperti nel giro di un anno.
Due a Piombino, uno a Cecina, uno a Marina di Campo.
Quattro store multimarca dedicati all’abbigliamento, agli accessori e alle scarpe, vari marchi uno accanto all’altro, con quello eponimo - appunto, The Gate - a farla da padrona e tutti gli altri a completare collezioni continuamente rinnovate.
«Una filosofia - spiega Roberto Mucci, che tutto questo lo ha creato - che ha dato ottimi risultati anche durante i saldi: abbiamo sempre fatto trovare ai nostri clienti articoli nuovi e questo ci ha premiato».
Ma com’è nato The Gate?
«Il progetto - spiega Mucci - è nato circa un anno fa. Il negozio aperto a Marina di Campo è stato un primo test per capire come poteva funzionare. Poi, a seguire, il negozio di scarpe a Piombino, in piazza Verdi. A quel punto, sondato l’interesse del pubblico, abbiamo deciso di aprire un altro negozio a Piombino, stavolta di abbigliamento».
Il punto prescelto, l’angolo tra corso Italia e via Ferrer, nei locali dove fino all’anno scorso, e per più di vent’anni, ha resistito un negozio Benetton. «Il suo franchising era nostro - sottolinea Mucci - ma abbiamo scelto di rinunciarvi perché da qualche tempo non ci dava più la soddisfazione che noi cerchiamo in questa attività. Il prodotto non era più redditizio e non aveva più quell’appeal. Da qui la decisione di sostituire quel marchio con un franchising nostro, cioè quello di The Gate, che è nato proprio allora».
Ovvero, poco prima dell’inizio di questa primavera. Certo, ricorda Mucci, il rischio all’inizio c’è stato: «Le persone vanno a visitare un negozio perché sono attirate da un marchio, e Benetton era un grosso marchio. Noi però abbiamo potuto offrire la forza del nostro prodotto. E questo ci ha permesso in breve tempo di aprire un altro punto vendita, questa volta a Cecina, in corso Matteotti. L’inaugurazione l’abbiamo fatta il 7 giugno. Ed è stato un grande successo, che ci ha permesso di concludere il periodo di test. E di constatare che tutto quello che stiamo facendo sta rispettando i nostri programmi».
Oltre a Roberto Mucci, il piccolo grande mondo di The Gate comprende in tutto un’altra dozzina di persone, che sono i dipendenti impiegati nei vari negozi e nella contabilità.
E la sorpresa è quella di trovare tra le commesse del negozio di Piombino due ragazze di diciotto e diciannove anni, Giulia e Sharon, due neodiplomate fino a oggi a digiuno di esperienza lavorativa e che sono state assunte per la stagione.
«Cosa che non fa nessuno - dice Mucci - di solito i negozi cercano commesse con esperienza. E invece noi abbiamo voluto dare a queste due ragazze un’opportunità, quella di imparare un lavoro. Abbiamo voluto dare loro la possibilità di riflettere su una strada lungo la quale potrebbero anche costruire il loro futuro. Un’altra scommessa che The Gate ha accettato molto, molto volentieri».
In più, altre tre persone a gettone: la stilista che disegna gli abiti, Francy Calì, un’italiana di origini colombiane; Alessandro Minerva, tecnico informatico; e Massimiliano Pizzi, che si occupa dello sviluppo del franchising.
«La produzione dei nostri pezzi è inserita in contesti molti più ampi rispetto al nostro marchio - prosegue Mucci - ed è questo che ci permette di risparmiare, consentendo poi di distribuire i prodotti a prezzi assolutamente accessibili e molto più bassi del mercato. Tutto questo è frutto di una collaborazione stretta sia con la nostra stilista, sia con le entità produttive, e più in generale è frutto di uno studio preciso che non trascura alcun passaggio della catena».
Con alcune priorità, come il fatto che la produzione di ogni pezzo parta sei mesi prima del suo ingresso negli store: la collezione per il prossimo inverno, ad esempio, è stata disegnata e preparata molto tempo fa.
«La nostra filosofia - commenta Mucci - è quella di dare continuamente prodotti al cliente, inserendo molte novità a ogni stagione. Puntando tutto sull’eccellenza di ciò che facciamo, dal design in poi. Per questo non passa un solo anno senza che io mi rechi a Londra o a New York per studiare le nuove tendenze».
Ciò che poi è molto importante è che The Gate sia un progetto aperto, che non ha difficoltà a essere ricettore di altre esperienze: dalle presentazioni di libri, sperimentate con ottimi risultati nelle scorse settimane, al rapporto con Bolgheri Più, «un franchising di food che ci ha dato la possibilità di seguire in prima persona la loro linea di abbigliamento. In sintesi, una serie di t-shirt a tema storico, con personaggi e situazioni di un certo richiamo. Per fare un esempio, Dante e Beatrice. Un prodotto che abbiamo cercato di presentare all’interno di confezioni particolarmente carine. Tanto che chi le acquisterà, alla fine, sarà incerto se avrà comprato la maglietta o la scatola! Le lanceremo tra dieci giorni».
Come ogni progetto innovativo che si rispetti, The Gate però non può pensare adesso di fermarsi.
«Certamente no - risponde Mucci - Il nostro obiettivo è quello di provare ad allargarci ancora. In tutto quello che facciamo mettiamo il nostro gusto, il nostro taglio, la nostra creatività, anche se ci diciamo pronti a ricalibrare il tiro, laddove fosse necessario. Lavoriamo su multiculture professionali tese sempre al futuro. Ed è questo che si garantisce di riuscire a fare cose molto frizzanti».
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