Sicurezza
Dopo lo sciopero controllo nei capannoni
Crollo del tetto all’impianto tundish, Lami (Cgil): «In Comune chiederemo la messa in sicurezza»
PIOMBINO. Boato e una tragedia sfiorata mercoledì pomeriggio col crollo del tetto al capannone dell’impianto tundish (quello gestito dalla ditta 3M ).
Le due ore di sciopero a fine di ogni turno indette da Fim, Fiom, Uilm Rsu Lucchini per amplificare la situazione in “caduta libera”. Le tante voci fuori dal coro che parlano di smantellamento già avviato, dell’inutilità di continuare a lottate per una fabbrica già morta. O se il tetto cedeva tre mesi fa, quando di turno c’erano ancora 20-25 persone?
«Non credo sarebbe accaduto, se il capannone fosse stato in piena attività» risponde Mirko Lami, già coordinatore Rsu Fiom Lucchini e nella segreteria provinciale della stessa Fiom, da inizio di giugno nominato coordinatore della Cgil Val di Cornia.
«Le vibrazioni create dal passaggio del carro ponte, che porta il materiale pesante e tutte le lavorazioni collegate – dice Lami – secondo me non avrebbero permesso che i pluviali si intasassero come dev’essere successo... ma lo verificheranno i tecnici che già stanno lavorando».
«Problemi forse legati – aggiunge – anche alla presenza di tanti gabbiani, che ormai potevano vivere nel capannone indisturbati. In più? L’enorme precipitazione di mercoledì, che ha causato disastri in tutta la provincia... certo deve aver inciso in modo non indifferente. Il tetto di quel capannone così vicino alla portineria – ricorda Lami – è stato studiato in modo particolare, aperto per aiutare l’operazione della fuoriuscita delle polveri durante tutta la lavorazione. Però proprio la struttura è realizzata in modo tale da avere due diverse “comunicazioni” col tetto principale, che possono diventare delle mini piscine se l’acqua raccolta non può essere drenata altrove... ecco la pressione che può aver fatto “collassare” la struttura, magari legata proprio alla gran massa dell’acqua formata all’improvviso».
«Vero che il capannone – sottolinea – era stato controllato e rinforzato di recente, in alcuni punti: per questo una parte della struttura si è come piegata al momento del crollo. Come se, proprio quella parte laterale, avesse in qualche modo opposto resistenza finché ha potuto, per poi accartocciarsi. Se la struttura fosse stata marcia o corrosa si sarebbe sbriciolata».
Dubbi, in città, sulla validità reale, ancora, di uno sciopero in Lucchini. Qualche numero e data: adesso, in contratto di solidarietà (al 60%), su duemila lavoratori in fabbrica ne vanno 800 a rotazione; a casa sono 1.200. La fermata collettiva parte il 4 di agosto; in fabbrica di lavoratori ne entreranno più o meno 650 .
«Nonostante i molti reparti in stand- by – spiega Mirko Lami – e personale in solidarietà lo stabilimento continua a vivere. In funzione una parte della laminazione (con la cocheria, attiva fino al 5 agosto e il treno rotaie che continuerà tutto agosto ndr). Così, all’interno dell’Rsu è stato deciso che, se lo stabilimento continua a vivere, era necessario dare un segnale di provocazione attraverso le due ore di sciopero che servono comunque a sensibilizzare sul problema lavoro e sicurezza. Già stamani (ieri mattina) si sono visti i primi risultati: l’azienda ha messo su una squadra per verificare le condizioni del capannone e mettere l’area in sicurezza facendo una valutazione del rischio; è stata poi avviato, contemporaneamente, un percorso di controllo di tutti i capannoni dello stabilimento. Pure nel caso di situazioni fortuite così – conclude – non dobbiamo abbassare la guardia e chiedere a maggior ragione, nell’incontro di domani (stamani) in Comune con le istituzioni, l’avvio immediato della cabina di regia che metta in atto l’accordo di programma, dove dentro ci stanno, oltre la messa in sicurezza dello stabilimento, le bonifiche».
Cecilia Cecchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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