La protesta
Un’azienda e il coraggio di una famiglia
“Supercasa” è conosciuta da tutti come Bucciantini e ora dà lavoro a 27 persone: «Se passa la crisi assumiamo ancora»
di Francesca Barone
VENTURINA Squilla il telefono. “Buongiorno, Supercasa”, risponde gentilmente Massimo. “Bucciantini?”, arriva puntuale la domanda dall'altra parte della cornetta. Sì, perché il capannone in via della Monaca a Venturina, per gli abitanti della Val di Cornia non è né Expert né Supercasa, ma semplicemente “Bucciantini”. Un'attività commerciale che da sempre viene associata al nome di una famiglia. Anzi, spesso per i più il nome lascia il posto al diminutivo. E così nelle piovose domeniche invernali la giratina dal “Buccia” è quasi d'obbligo.
Dietro a quel cognome, c'è la storia di un'intera famiglia. Ci sono scelte coraggiose, grossi e continui investimenti e una dolorosa perdita. Dietro a quel cognome c'è una società che conta ben ventisette dipendenti e che in futuro, passata la crisi, potrebbe assumeere ancora. I tre fratelli Bucciantini, Massimo, Alberta e Alessandra e la madre Franca, seguendo l'esempio del capofamiglia Guido Alberto, scomparso improvvisamente a causa di un incidente, guidano l'azienda avendo un occhio di riguardo per i dipendenti.
«Il nostro obiettivo, prima di tutto, è stato sempre quello di creare un ambiente familiare con il personale – spiega Massimo – Per questo non offriamo mai contratti di sei mesi, che per noi invece potrebbero essere più vantaggiosi perché ci darebbero accesso ad agevolazioni regionali. Cerchiamo rapporti continuativi. I nostri dipendenti sono a tempo indeterminato. Qualcuno è ancora a contratto di formazione a 4 anni. Ma nel 100% dei casi i contratti di apprendistato sono stati poi trasformati in contratti a tempo indeterminato. Non abbiamo mai mandato a casa nessuno. Puntiamo molto sui nostri ragazzi e sulla loro formazione. Inoltre, cerchiamo sempre di coinvolgerli, rendendoli partecipi del fatturato e dei nostri progetti. Per noi è fondamentale il rapporto con il personale perché questo poi si riflette sui clienti». «Credo sia un grosso vantaggio avere personale fidelizzato – continua Massimo – ad esempio, da venti anni il cliente ai televisori trova Gianluca e alle lavatrici Grazia. In questo modo il cliente avrà sempre una persona di riferimento». Il capannone in via della Monaca ospita 1.500 metri quadrati di casalinghi, mobili e giocattoli e 1.000 metri quadrati di elettrodomestici.
«Nel 2011 abbiamo preso il marchio Expert perché, essendo una catena nazionale, è conosciuto da tutti e per noi è fondamentale in quanto lavoriamo molto con i turisti che in estate frequentano il territorio. Luglio, per fatturato, è il secondo mese dell'anno. Prima viene dicembre, poi luglio e a seguire agosto. L’altro giorno, che era brutto tempo, avevamo il negozio pieno». I clienti arrivano da tutta la Val di Cornia, ma anche da Follonica e Donoratico. La percentuale maggiore da Piombino. «In questo momento il lavoro va bene – rivela Massimo – Certo che per cercare di aumentare il fatturato magari facciamo qualche promozione in più e quindi il margine di guadagno diminuisce. Mentre le spese aumentano. La crisi c'è, ma non ci ha penalizzato fortemente. Anche perché non ci fermiamo mai. Quando il lavoro comincia a diminuire aumentiamo gli investimenti: rafforziamo l'immagine con la pubblicità o rinnoviamo i locali per dare qualcosa di nuovo alla clientela. L'ultima novità, quella dei corsi di cucina e delle dimostrazioni nasce proprio da questa esigenza». «Per noi investire è stato fondamentale – spiega Bucciantini – Nessuno mi vedrà mai guidare una Ferrari o in mare con lo yacht. L'ottanta per cento di quello che guadagniamo lo rinvestiamo».
Senza dimenticare la presenza di Supercasa nell'associazionismo: dal calcio alla pallavolo, dal basket al rugby, passando per il nuoto e il tennis. «Si cerca di aiutare, nel limite del possibile, le varie associazioni sportive presenti in Val di Cornia – dice Massimo – Mi sembra più che giusto. Chi riceve dal territorio, dai clienti che ti permettono di vivere come azienda, deve in qualche modo ricambiare la fiducia e cercare quindi di dare una mano, un contributo economico».
Il destino dei tre fratelli Bucciantini era segnato, non potevano che diventare imprenditori. Dal padre Guido Alberto e dalla madre Franca sono stati avviati al commercio fin da bambini, chi nell'abbigliamento e chi nei casalinghi. «Mi ricordo che mio padre, ogni estate, da quando avevo sei anni, mi portava con lui in magazzino – racconta Massimo – Mi divertivo davvero tanto. E poi sembra che fin da piccolo avessi il pallino per gli elettrodomestici, infatti mi piaceva disegnare lavatrici. E ancora oggi i miei familiari mi prendono in giro!» Il punto di forza di questa azienda è stata la famiglia, l'appartenenza e il seno di responsabilità. Un testimone passato, in oltre settant'anni, da padre in figlio, con il peso di non buttare al vento il lavoro svolto dal genitore. «Una delle cose più difficili è il passaggio di consegne – confida Massimo – perché basta che uno di noi o dei nostri figli sgarri, che in poco tempo va a monte ciò che è stato realizzato da tre generazioni. Qui lavorano tre dei miei nipoti: Lisa, Angela e Alessio. Ci piacerebbe che piano piano si responsabilizzassero sempre di più, perché abbiamo fiducia che possano proseguire bene il lavoro fatto fino qui».
«Siamo pienamente soddisfatti dei risultati ottenuti – dice Bucciantini – Da venti anni a questa parte, nonostante la crisi, il fatturato ha visto un costante incremento. Sono convinto che mio padre sarebbe orgoglioso di noi, anche se ho la certezza che se fosse vivo, nonostante l'età, passerebbe le sue giornate qui. Ed è per questo che da una parte, egoisticamente, spero che i miei figli scelgano altre strade, così magari tra venti anni mi riposo e faccio qualche viaggio con mia moglie, anche se ai miei amici, scherzando, dico sempre che mi trasferirò in Brasile!» Il futuro? «Siamo fiduciosi, dobbiamo esserlo – conclude Massimo – E se ci fosse sviluppo saremmo pronti anche ad assumere altri dipendenti».
Tutto iniziò vendendo tabacco e cerini. «Ilia, mi sono licenziato. Da domani facciamo i commercianti». Così inizia negli anni Quaranta la fortunata storia della famiglia Bucciantini, venturinese doc. Un colpo di testa, di fortuna o... di genio. Ofelio Bucciantini, abbandonato un posto sicuro alla Solvay, comincia con un carrettino a girare la Val di Cornia vendendo tabacco e cerini, poi va ai mercati insieme alla moglie. E a 24 anni, fresco di matrimonio, Guido Alberto, primogenito di Ofelio, comincia a lavorare con i genitori. Sono gli anni Sessanta e con il camioncino Guido Alberto vende casalinghi, mentre la moglie Franca si occupa di abbigliamento. In quegli anni Ofelio apre un negozio in Tufaia sotto casa e mette su anche un'armeria. Nel frattempo Guido Alberto e Franca allargano la famiglia: nel 1963 nasce Alberta, nel 1967 Alessandra e nel 1973 Massimo. Ofelio decide di passare l'armeria alla figlia e il negozio di abbigliamento a Guido Alberto, che ci lascia la moglie Franca e nel 1970 apre un ingrosso di casalinghi. Il passaggio successivo arriva nel 1978 quando l'ingrosso viene trasferito alla Polledraia, in un capannone di 600 mq. Nel 1988 nasce Supercasa e, al magazzino, vengono aggiunti altri 1500 mq al dettaglio. Nel 1992 ad aiutare Guido Alberto e Alberta arriva anche Massimo, mentre Alessandra lavora con la madre in Tufaia.
Nel 1993 la famiglia Bucciantini viene colpita da un grave lutto: Guido Alberto perde la vita in un incidente stradale. Alberta e Massimo, con il cognato Claudio, decidono di proseguire il progetto del padre. Non si fermano mai. Nel 1994 e poi nel 2004 rinnovano il capannone. Nel 2011 sia Supercasa che il negozio di abbigliamento si trasferiscono nel centro commerciale La Monaca. Qui, nel capannone di 2500 mq, 1500 sono riservati a casalinghi, mobili e giocattoli e 1000 agli elettrodomestici. «L'idea di un centro commerciale, insieme al Conad, era nata nel 2003 – spiega Massimo Bucciantini – ma poi tra un'autorizzazione e l'altra ci sono voluti ben otto anni». Perchè quello che da sempre distingue la famiglia Bucciantini è l'attaccamento al luogo di nascita. «Sono un “carciofaio” – scherza Massimo, così i piombinesi chiamano i vicini venturinesi – e ne vado orgoglioso!»
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