Il Tirreno

«Dopo tre anni non è cambiato niente»

«Dopo tre anni non è cambiato niente»

Lo sfogo di Leonardo Conti: dal 2011 chiede che sia ricostruito il muro distrutto dall’alluvione

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MARINA DI CAMPO. «Ogni volta che piove ho paura di vedere il mio locale finire sott’acqua». Leonardo Conti è il titolare del Beach Bar, il locale sul lungomare Nomellini, a pochi metri dalla foce del fosso del Bovalico di Marina di Campo.

Il 7 novembre del 2011 l’alluvione ha distrutto in buona parte il muro di contenimento a protezione degli argini del fosso. Da allora è iniziato l’incubo personale di Leonardo: ogni volta che il maltempo e le piogge torrenziali si abbattono su Marina di Campo, il titolare del Beach Bar teme di vedere il suo locale invaso dal fango. «L’ultima volta il livello dell’acqua ha lambito il bar, bastava un po’ di scirocco per finire nel fango – racconta – così non è più possibile lavorare». Da quasi tre anni l’imprenditore chiede che sia ricostruito il muretto di contenimento a protezione dell’argine del fosso. «Ho scritto decine di volte alla Provincia, senza avere uno straccio di risposta – spiega – non so ancora se c’è un progetto, chi deve fare i lavori. Se mai i lavori saranno fatti. Il presidente della Regione Enrico Rossi fu l’unico a rispondermi. Mi disse che si sarebbe mosso per stimolare la Provincia. A distanza di mesi non so questo stimolo cosa abbia prodotto».

Il paradosso è che allo stesso Conti non è dato il permesso di ricostruire da solo il muretto di protezione. «Non c’è niente da fare, mi devo rassegnare ad essere, ogni volta, in balia del maltempo – racconta Conti – prima accadeva solo in inverno. Ora, con queste bombe d’acqua, succede anche durante la stagione turistica».

La protesta di Leonardo Conti non si limita al contenzioso sul muretto di contenimento da ricostruire. A quasi tre anni dall’alluvione, il gestore del locale di Marina di Campo non ha ricevuto un euro di rimborso, nonostante i gravi danni subiti nel 2011. «Per avere i soldi viene richiesto che siano completati e documentati tutti i lavori – racconta Conti – ma intanto le spese per far ripartire l’attività sono state notevoli. La verità è che paghiamo, eccome se paghiamo, per tenere in piedi la burocrazia e gli enti e, in cambio, non otteniamo da loro un bel niente e veniamo lasciati a noi stessi nelle difficoltà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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