Il Tirreno

«All’estero per lavorare. E non torniamo»

di Francesca Zamboni
«All’estero per lavorare. E non torniamo»

Due ragazzi poco più che ventenni raccontano la loro scelta di lasciare la Val di Cornia per la California e le Canarie

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VENTURINA. Filippo e Francesca due ragazzi poco più che ventenni, ma accomunati da una stessa esperienza: il lavoro all'estero. Un percorso che molti ragazzi della nostra zona hanno deciso di intraprendere lasciando la famiglia, gli amici, la casa e le abitudini per inseguire un sogno e come nel caso di Filippo e Francesca per realizzarlo. Perché loro, con una buona dose di coraggio, hanno saputo tagliare il cordone ombelicale con la val di Cornia per avventurarsi in una terra nuova, con idiomi e culture differenti.

Filippo Sala, 27 anni, ha una laurea in fisica: «Dopo il liceo scientifico ho studiato fisica a Pisa, conseguendo la specialistica alla Normale. Al quinto anno sono stato, per il primo semestre, in scambio all'Ecole Normale a Parigi, e per due mesi del secondo semestre al Cern a Ginevra per lavorare alla tesi. Poi è stata la volta del dottorato di ricerca in fisica teorica, con gli ultimi sei a fare ricerca a Berkeley, in California». E da qui il grande salto. «In Italia mi sono trovato bene, l'università di Pisa offre una preparazione molto solida. Lo dico sulla base di un confronto ripetuto con persone provenienti da molte università top al mondo, nel mio campo non abbiamo nulla da invidiare. La Normale poi offre una marcia in più preziosa: è stata un'esperienza formativa non solo a livello scientifico, ma anche umano. A Parigi ero all'Ecole Normale, in Francia gli studi sono organizzati in modo un po' diverso: ogni semestre gli esami sono tutti insieme nel giro di una settimana, quasi solo scritti, e se come media non hai la sufficienza ripeti l'anno. Poi d'estate c'è molto più tempo libero, con la possibilità per ogni studente di frequentare stage nel mondo del lavoro, tutti retribuiti per legge. Berkeley invece è molto più internazionale rispetto a Parigi e Pisa: ci sono tanti asiatici e hanno più mezzi e laboratori, offreno un livello di preparazione molto alto». Filippo dunque è del parere che «Fare ricerca all'estero è una tappa obbligata della formazione nel mio campo, perché serve a misurarsi con dei modi diversi di approcciare i problemi, a diventare autonomi. In pratica, se uno ha lavorato sempre nello stesso paese è più difficile trovare un posto di lavoro dopo, sia in Italia che all'estero». Ma tornerai in Italia? «Se ci fosse l'occasione volentieri, ma anche all'estero mi sono trovato molto bene, e col lavoro che faccio sono aperto a varie possibilità, sia in Europa che Stati Uniti. E se un coetaneo mi chiedesse un consiglio su un'eventuale esperienza all'estero, risponderei che è un' occasione di crescita e di apertura unica».

Francesca Spina, 27 anni, dopo la maturità scientifica e un anno di Giurisprudenza a Pisa, abbandona gli studi e arriva a fare una scelta «Il 20 gennaio 2014 ho deciso di trasferirmi alle Canarie! Ringrazio mio papà Franco che da sempre mi consigliava queste isole per la loro autonomia e per il lavoro che si trova sempre. Il tutto favorito da un clima che consente di avere turismo 12 mesi su 12. Qua infatti è sempre estate. La temperatura non scende mai sotto i 20 gradi e pioverà 3 volte all'anno. Una meraviglia per chi è meteoropatico come me. In Italia ho lavorato sei anni per l'Unicoop e sei mesi per la gelateria Vanilla a Venturina. Ora sono a Tenerife e lavoro in una nota gelateria-caffetteria a San Juan. Il gelato mi segue, ormai fa parte della mia vita». In Spagna gli stipendi non sono quelli italiani: sono più bassi, ma tutto è proporzionato alla vita. «Ma gli spagnoli sono adorabili, gentili, disponibili, pieni di vita e senza stress. Qui ti svegli la mattina, ti affacci alla finestra e questo ti basta per essere felice: sole, mare e relax». Tornerai in Italia? «In vacanza... Qui ho trovato il mio equilibrio e la mia felicità anche se vivere sola e in un paese estero non è solo una passeggiata. Tuttavia è un'esperienza che apre la mente, mettendo a confronto la nostra cultura con altre. Io adesso parlo quasi lo spagnolo, l'ho imparato in poco tempo. Un consiglio: non prefissatevi un giorno ma un obbiettivo. Prestabilendo un giorno non partirete mai».

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