Il Tirreno

Ambiente, mare musica e sorrisi, scommessa vinta

di Francesca Barone
Ambiente, mare musica e sorrisi, scommessa vinta

Nel Parco della Sterpaia il Nano Verde è partito con 7 milioni (di lire), ora ha 14 dipendenti

6 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Un baracchino nel cuore di una pineta, tavoli e panche di legno, amache per rilassarsi, musica dal vivo e ottimi mojito. Niente da invidiare ad un classico chiringuitos sudamericano, la differenza è che questa oasi si trova in Italia. Coordinate esatte: Toscana, Piombino, Costa est, parco della Sterpaia.

Una scommessa datata 2001, una scommessa che il campigliese Lorenzo Andreoni può dire di aver vinto. Il suo “Nano verde” è uno dei locali più conosciuti della costa toscana. Qui, ogni fine settimana, arrivano centinaia di ragazzi da ogni parte della regione. Il Nano verde è ormai diventato un “must”.

Eppure, tredici anni fa, nessuno ci avrebbe investito. Lorenzo invece ci ha subito creduto. «Quando ho partecipato al primo bando di gara indetto dalla società Parchi per la concessione dell'area retrodunale – spiega Andreoni – questo era un posto che a livello economico non valeva niente. Era isolato, con un parcheggio a dieci minuti di distanza. Nessuno ci puntava, tanto che al bando abbiamo partecipato solo in quattro, mentre per il Pino i partecipanti erano una quindicina». E invece, nonostante lo scetticismo degli amici, la scelta di Lorenzo, che all'epoca aveva 23 anni, si è rivelata vincente. «Il bando venne pubblicizzato sul Tirreno – ricorda Andreoni – in quel periodo stavo lavorando a Roma all'hotel Cosmopolitan. Si è presentata questa possibilità e l'ho colta al volo, anche perchè la grande città non era il mio mondo». Era il 2001. E Lorenzo aveva un progetto ben preciso in mente. «Pensavo ad un posto amichevole dove vivere il mare e la natura, lontano dallo standard del bagno con il parcheggio a pochi passi. Non volevo un locale già formato. Il mio obiettivo era puntare sulle capacità naturalistiche di questo bellissimo luogo». Nella sua visione c'era una baracchina di legno nel cuore della pineta, a ridosso della spiaggia libera. Tutto qui. Così è nato il Nano verde, un piccolo posto nel bosco della Sterpaia, proprio come ricorda il nome.

E a tredici anni di distanza? «Qui non è cambiato niente – afferma sorridendo Lorenzo – solo io, perché sono invecchiato!» In realtà il Nano negli anni è diventato una tappa obbligata per i i giovani dai 25 ai 40 anni che in estate scappano qualche giorno dalla città. «È vero, i fine settimana si parla di centinaia e centinaia di persone, ma alla fine il progetto si è realizzato con facilità, perché è nato tutto in mano e si è evoluto con noi. Siamo partiti con poca gente e ci siamo adeguati a ricevere molte persone». E senza l'aiuto di pubblicità istituzionale. «Non ho fatto investimenti particolari in questi anni. La maggior parte di cose che vedi le abbiamo realizzate con le nostre mani: le panche, le tettoie di legno. E la menta per il mojito è piantata da noi. Per panini e insalate non acquistiamo niente di già confezionato, ma solo le materie prime. Fare tutto in casa è stata l'arma vincente di questo posto. Anche alla manutenzione ci pensiamo da soli, si comincia a lavorare a marzo, per essere pronti ad aprire ad aprile». Tutti gli affezionati sanno che il 25 aprile non devono prendere impegni, se non quello di inaugurare la stagione estiva del Nano verde (che dura fino al 30 settembre). Un appuntamento ormai fisso per centinaia di ragazzi che, con il passaparola, hanno reso questa attività famosa in tutta la Toscana. «Il successo di questo posto è stato determinato dalla natura, dalla tranquillità, tutto quello che la città non offre – spiega Lorenzo – È un luogo semplice. Qui non si viene cambiati, ma in costume. Tra l'altro, la lunga camminata dal parcheggio della Sterpaia fa una selezione paurosa. Chi frequenta il Nano è gente “easy” a cui piace il mare e magari non rinuncia a un aperitivo in musica, senza, tra l'altro, fare troppo tardi, perchè chiudiamo alle 20,30». La soddisfazione di Lorenzo è palpabile. La prima stagione, nel 2001, dietro al bancone della capannina di legno c'erano solo lui e un dipendente. Oggi lo staff completo del Nano verde conta ben 15 persone. E del rapporto che si è creato Lorenzo ne va fiero, tanto che non parla mai in prima persona, ma sempre al plurale. «Il bello di questo gruppo di lavoro è che è composto da alcuni collaboratori che mi affiancano anche da dieci anni. Si vive una bella sinergia e il posto, con la sua tranquillità, ci aiuta. Molte ragazze che lavorano qui si portano dietro i figli. Abbiamo creato un clima familiare. E, finito il turno, ci godiamo il mare». Un bel risultato per un giovane imprenditore, da venti mesi papà della piccola Ginevra, partito nel 2001 con un bagaglio di entusiasmo e un'idea in testa. «All'inizio non si trattava per me di un progetto economico, l'investimento iniziale è stato pari a zero, il primo anno ho pagato alla società Parchi, in maniera dilazionata, sette milioni di lire. Non ho avuto bisogno di chiedere prestiti o altri aiuti. Certo che i primi anni, durante l'inverno, ero costretto a lavorare perché quello che guadagnavo durante la stagione estiva non era sufficiente». Con il tempo invece, il Nano verde si è trasformato anche in progetto economico. «È un attività che ha tante spese – rivela Lorenzo – basti pensare ai 14 dipendenti, ma è un'attività in positivo. Abbiamo avuto un diagramma di crescita costante, tutti gli anni dal 2001 al 2013 abbiamo aumentato il fatturato del 20%». Il segreto di un'attività turistica in crescita? «È lavorare con il sorriso, altrimenti vieni eliminato. Il turista in vacanza vuole stare rilassato, non viene qui per essere messo al corrente dei problemi che ci sono in Val di Cornia. Le persone vanno fatte sentire ospiti, senza trasferirgli le nostre ansie». Riguardo alla convivenza del turismo e dell'industria sullo stesso territorio, Andreoni ha le idee molto chiare: «Una fabbrica deve essere gestita in modo che non interrompa il flusso economico delle altre attività. Il problema subentra quando le industrie provocano danni all'ambiente a alla salute. Occorrono controlli continui su aria e acqua. Se per avere posti di lavoro si chiudono gli occhi sull'inquinamento, allora non sono più d'accordo». Lorenzo crede nelle potenzialità della Val di Cornia e a distanza di tredici anni rifarebbe la stessa scelta. Anzi, l'ha rifatta nel 2013 quando per la terza volta ha partecipato al bando di gara a busta chiusa per la concessione dell'area retrodunale dove sorge il Nano verde. «È un attività pubblica, non mia. Alla fine io non sono mai stato il proprietario, ma solo il gestore. Però, a livello morale, mi sento titolare». Il prossimo bando tra sei anni. E Lorenzo parteciperà, con la speranza che la sua strada si separi il più tardi possibile dal suo Nano verde. «Spero che questo posto rimanga così, come è nato, semplice, con la sua baracchina di legno, immerso nella natura. Mi auguro che non arrivino il cemento, lo stabilimento balneare, le strade, i parcheggi e le auto. Amo il Nano verde così come è”.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa