Sicurezza
Tutto pronto, ma niente funziona
Il tempo passa e resta da definire la gestione della struttura
PIOMBINO. «Stando così ferme tutte queste strutture si deterioreranno sempre più...» sostiene Francesco Pampana, come portavoce della pesca a strascico di Piombino (ruolo che ricopre ormai dagli scioperi d’inizio 2012, quando gli uomini di mare si unirono alla protesta dei taxi e dei tir contro gli aumenti di gasolio decisi dal governo Monti). Non molla neppure oggi per queste attrezzature di servizio e sicurezza pronte da tempo, ma ancora inutilizzabili.
Perché sulla banchina pescherecci chi ci lavora ha anche questa preoccupazione. Ormai dal giugno 2013 (e già in ritardo di mesi) magazzini di legno con impianto fotovoltaico, celle frigo e antincendio sono lì pronte all’uso ma sbarrate. Tutto frutto del cantiere (al via nel gennaio 2012) per “Fornitura e posa in opera di attrezzature per l’approdo pesca in darsena pescherecci”, lavori in gran parte già finanziati dalla Provincia di Livorno e che comportarono una spesa generale, finale, oltre i 400mila euro iniziali.
Certo poi c’era bisogno di un soggetto a cui dare in gestione la struttura. «Alla fine si è fatta avanti la società cooperativa consortile Cesit di Castiglione della pescaia – sottolinea Pampana – ma è la burocrazia che sembra rallentare tutte le operazioni». Prima c’era da far lavorare in sinergia tante cooperative impegnate nelle varie sezione del cantiere sull’approdo, ora chiudere le operazioni per l’uso. Anni gettati al vento, per i pescatori, «e tanti kilowatt – conclude Pampana – mentre i pannelli solati si rovinano senza aver mai funzionato così come le colonnine».
Per l’Autorità portuale Claudio Capuano, dirigente dell’area giuridico amministrativa: «Abbiamo fatto un incontro, ma resta da definire la gestione. Da Cesit deve ancora arrivare la domanda formale per, poi, poter avviare la procedura».(c.c.)
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