Attenzione
«Così fanghi e detriti uccidono il mare»
I pescatori contestano il dragaggio e i lavori in corso al porto: «Questo modello di sviluppo ci ha portato alla crisi»
PIOMBINO. Al porto ampliamento in corso con le draghe che scaricano fanghi nel bacino da riempire. I pescatori, uniti (18 i pescherecci registrati a banchina, tra pesca a strascico e a posta; una quarantina gli imbarcati) contestano: «Piombino e lo scempio del suo golfo. Il rilancio del territorio non si può fare utilizzando la medicina- causa della malattia. Grandi opere che serviranno a chi? Per il momento, che siano utili o meno, a guadagnarci sono le ditte che si sono spartite i lavori, le lobby del tondino e del cemento disposte a passare sopra tutto per i profitti» .
«Che l'attività della pesca qui non sia mai stata oggetto d'interesse reale è consolidato – spiegano – Le apparizioni sporadiche non cambiano la realtà e nemmeno l'utilizzo dei pescatori per finanziamenti regionali o europei. La peculiarità di questa attività che, dopo secoli, è purtroppo giunta a fine è lo stretto legame con la salute del mare. Mai come in questi ultimi anni avevamo assistito ad un attacco così massiccio ad un ecosistema, quello del golfo di Follonica, che ne minaccia i naturali equilibri».
Consapevoli di andare controtendenza denunciano: « Il bisogno di lavoro troppo spesso ci obbliga ad accettare lavori insani e a sacrificare persone e cose per uno sviluppo, il solito che ci ha portato a questa situazione di crisi generalizzata. Le parole “diversificazione”, “tutela dell'ambiente” sono slogan. Il golfo sta sopportando tre grossi impianti: l'industria pesante qui, la centrale Enel e la Solmine a Scarlino che ne hanno compromesso l’equilibrio. Poi la storia – sostengono – del pescatore che, per il bene del mare, doveva adattarsi a divenire allevatore di pesce. Non c'è ecosostenibilità nell’allevamento né un pescatore impiegato in tali impianti; si son presi uno spazio enorme e mentre nelle vasche i pesci ingrassano, l’ecosistema muta. Ora un attacco immane – sottolineano – tonnellate di detriti, pietre, terra per la costruzione del nuovo porto sono gettate in mare, fanghi velenosi del dragaggio, movimentati per essere immessi nelle vasche di raccolta (quelle preparate per i fanghi di Bagnoli) e per ultimo, sperando nell’arrivo della Concordia, stanno preparando un’autostrada sul fondo del mare per permettere l'accesso al nuovo porto. Blocchi di posidonia vengono sradicati dal fondale e ributtati in mare da un’altra parte, probabilmente con la speranza di un loro attecchimento. Certamente – concludono – a sostenere questo scempio ci saranno fior fiore di esperti, tecnici e scienziati con le loro relazioni, studi e ricerche. Per le nostre controdeduzioni abbiamo dalla nostra l’esperienza diretta di anni vissuti in mare».
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