Gioco
Enel resta in attesa del via al confronto con l’amministrazione
In ballo la dismissione di Tor del Sale e le alternative alla centrale a carbone, subito bocciata da Legambiente
PIOMBINO. L’Enel incassa per ora in silenzio le notizie riguardanti il progetto di una centrale a carbone della B&S Global Energy nell’area ex Lucchini e pure le dichiarazioni del segreario del Pd Valerio Fabiani, che ha definito «irrinunciabile lo smantellamento della centrale di Tor del Sale, con una riconversione dell’area a fini turistici».
Il sindaco Giuliani, invece, mostra prudenza e fa capire di attendersi una mossa da parte dell’Enel. Che appunto potrebbe essere indotta a seguire nuove strategie su Piombino, considerando il progetto Global Energy e il fatto che nel 2015 Tor del Sale verrà dismessa. Secondo fonti qualificate Enel studia appunto la situazione e attende di essere chiamato a un confronto dall’amministrazione. Che prevedibilmente avverrà alla fine dell’estate, quando saranno più chiare anche le intenzioni della Jsw di Sajjan Jindal, non indifferenti rispetto alle valutazioni sull’insediamento di una nuova centrale.
Dal canto suo Adriano Bruschi, referente locale di Legambiente, parla di un dibattito sul futuro di Piombino impostato «in maniera emozionale, con grandi semplificazioni. Purtroppo la grave situazione di Piombino non si risolverà nel breve, e chi lo profetizza compie un grave errore e ingenera aspettative che portano a cocenti delusioni».
L’opinione di Bruschi è che «Piombino è morta anni fa quando non si è voluto vedere la realtà di un tipo di siderurgia che non aveva prospettive, quando si pensava che tutto dovesse continuare così come era, e che la battaglia più importante fosse resistere (l’altoforno non deve chiudere), solamente resistere e gettare enormi risorse, sprecando tempo e possibilità di elaborare strategie e soluzioni diverse».
Quindi Piombino «per rinascere deve cambiare, soprattutto nel modo di affrontare le sfide che ha davanti, sapendo che quel modello è definitivamente morto».
Bruschi, riferendosi alla questione della centrale, si mostra preoccupato proprio che vengano prese decisioni rapide, «perché la politica è chiamata a scelte vitali per questo territorio ed è necessario valutare e analizzare con cognizione i pro e contro dei progetti e dei vari scenari, le compatibilità fra vari settori. Le decisioni politiche devono essere prese dopo che si è realizzato un dibattito pubblico non condizionato dall’emergenza, dal “prendere o lasciare”. Il dibattito deve necessariamente essere aperto a più soluzioni e assistito da studi di fattibilità e analisi che ancora non ci sono. Abbiamo perso tempo e ora il tempo non può essere la scusa per tagliare il dibattito».
«A settembre – prosegue – dovrebbe essere pronto uno studio di fattibilità del polo di rottamazione delle navi che sta redigendo l’Autorità portuale. Valuteremo questo studio, ma finalmente avremo dei dati di pro e contro su cui ragionare, mentre i politici avevano già deciso».
Rispetto al progetto di centrale a carbone della Global energy, Bruschi vuol ricordare «che sul territorio esistono anche altri progetti di eolico e di parco tecnologico basato sulla realizzazione di solare termodinamico e dal progetto Hysteel, sviluppato dall’Asiu e dal Cnr per estrarre idrogeno dalle scorie siderurgiche, integrato con le bonifiche. Altri progetti di energie alternative sono possibili valutando scenari produttivi, costi e consumi reali».
Secco quindi il no al carbone, «il combustibile più inquinante, che maggiormente produce CO2 e contribuisce all’effetto serra, soggetto in futuro a restrizioni legislative, ecotasse e aumenti di costo, mentre il sole e il vento sono gratuiti. Gli esperti ci dicono che il futuro della siderurgia è competere sul terreno del valore aggiunto della proprie produzioni, nella direzione della green economy, innovazione tecnologica e capacità di ricostruire una filiera dell'acciaio. Porsi sul terreno dei costi è perdente, non si può competere con i costi dell’India, neppure con energia a costo zero».
Così la proposta di Bruschi è di «non stare ad aspettare progetti che vengono da fuori, ma mettersi a studiare, con tutti i soggetti interessati, e aprire un percorso “costituente” di una nuova economia in Val di Cornia». (cloz)
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