Proteste
PROGETTO ALLA LUCCHINI
PIOMBINO. L’ipotesi di una centrale a carbone all’interno della ex Lucchini non è più una voce e nemmeno un’indiscrezione: ieri pomeriggio infatti un lancio dell’agenzia Radiocor ha messo nero su...
PIOMBINO. L’ipotesi di una centrale a carbone all’interno della ex Lucchini non è più una voce e nemmeno un’indiscrezione: ieri pomeriggio infatti un lancio dell’agenzia Radiocor ha messo nero su bianco il progetto di un impianto di produzione di energia da 900 Mw, alimentato a carbone, annunciato dalla lombarda B&S Global energy, newco creata allo scopo da un imprenditore del settore, Andrea Marini, presentato come promotore di grandi impianti fotovoltaici.
Numeri grossi per il progetto, da realizzare in un’area inutilizzata della Lucchini, «con una manifestazione d’interesse già presentata nelle scorse settimane – dice l’agenzia del Sole 24 ore – al commissario straordinario della Lucchini, Piero Nardi, e al ministero dello Sviluppo economico». Si parla espressamente di un miliardo di investimento, di ricadute occupazionali per 500-600 addetti a regime e di lavoro per 1.500 persone nei tre anni di costruzione dell’impianto.
Fonti industriali citate dall’agenzia fanno poi esplicito riferimento anche al fatto che «la centrale sarebbe complementare e sinergica con l’altra iniziativa di rilancio dell’area Lucchini, quella degli indiani di Jindal south west». Che, seguendo il filo di questo ragionamento, potrebbero trovare in una centrale a carbone la spinta alla realizzazione di un forno elettrico e di un Corex, impianti fortemente energivori. Il Corex in particolare, secondo gli esperti, presenta veri vantaggi in presenza di una centrale a carbone, proprio perché usa la stessa tipologia di minerale (steam coal) e ha bisogno di particolari pezzature, con scarti del 20-30% riutilizzabili nella centrale.
Inoltre, il gas di processo del Corex eccedente, rispetto a quello riutilizzato nel processo produttivo, «potrebbe essere ceduto alla centrale, evitando la dispersione di energia e i costi ambientali, con notevoli benefici economici sia per il Corex che per la centrale. Una parte dell’energia prodotta potrebbe essere ceduta, con reti interne, ai vari soggetti del polo industriale, con tariffe da definire, per esempio senza oneri di sistema e di trasporto». Benefici, quindi che potrebbero essere estesi alla Magona.
Dal punto di vista ambientale l’impianto viene presentato come «un prototipo su scala europea basato sulla più evoluta tecnologia “ultrasupercritic” (Usc) che consente di contenere le emissioni a livelli notevolmente inferiori alle già prudenziali norme italiane ed europee. In particolare, le emissioni saranno inferiori al 50% del tetto consentito dalle rigide norme europee. La centrale – secondo B&S – sarebbe dotata di un sistema logistico costituito da apparecchiature chiuse e a tenuta per evitare dispersione di polveri».
Ma perché B&S esce allo scoperto il giorno dopo la chiusura del bando per la Lucchini? Secondo fonti qualificate la proposta è in piedi da febbraio, con una manifestazione d’interesse presentata al commissario Nardi. Solo che la procedura prevedeva la possibilità di cessione completa degli impianti o di alcune sue parti. E quindi occorreva prima vedere le proposte dei concorrenti e capire quali parti di stabilimento sarebbero state cedute. Vista la proposta di Jindal, B&S ha avuto la certezza che l’area di suo interesse – quella della discarica abusiva sequestrata dalla Finanza nel 2007 – non era nel perimetro delle offerte e quindi ha espresso pubblicamente il proprio interesse. Tanto da annunciare che nei prossimi giorni «l’iniziativa sarà oggetto di approfondimenti con le istituzioni e le parti sociali».
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