Italia
Il cacciatore di fondi Ue e di idee
Campiglia, l’assessore Massimo Battaglia: «Non si può più uscire dalla crisi grazie alle grandi imprese»
CAMPIGLIA. Massimo Battaglia ha 41 anni, una laurea in economia, un dottorato in economia e organizzazione delle imprese, ed è ricercatore alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Un curriculum, spiega, che ha spinto sindaco e partito, il Pd, a proporgli l’entrata in giunta con deleghe ai finanziamenti europei, innovazione, semplificazione, attuazione del programma, processi partecipati, affari generali.
Perché è stato chiamato nella squadra di governo?
«Immagino per le mie esperienze lavorative. Da più di dieci anni svolgo attività di ricerca applicata nell’ambito della governance pubblica e del management d’impresa, con riferimento in particolare alle tematiche di sostenibilità e responsabilità sociale. Conosco abbastanza bene i programmi europei di finanziamento, ho avuto modo di operare come facilitatore nella definizione di processi decisionali partecipati, e lavoro in un istituto che fa della sostenibilità e dell’innovazione due fattori distintivi a livello nazionale».
Da cosa ripartire rispetto alla precedente legislatura?
«Dal principio del servizio ai cittadini, che ha fatto dell’attenzione alle categorie più deboli il punto di forza della scorsa amministrazione. Con riferimento alle mie deleghe, vuol dire impegnarsi nella realizzazione di infrastrutture immateriali e innovative a cittadini, imprese e turisti, trovare risorse di fonte sovranazionale per la realizzazione di progetti altrimenti inattuabili con le disponibilità ordinarie, avviare processi di coinvolgimento e partecipazione per affrontare alcune delle problematiche locali in una logica il più possibile condivisa».
Quali sono le priorità da seguire?
«E' evidente, lavoro e rilancio di un territorio che sta soffrendo enormemente i contraccolpi della crisi. Dobbiamo stimolare e sostenere tutte le iniziative innovative che possano emergere, in una visione comune che deve abbracciare le varie amministrazioni del territorio. E per rilanciare la nostra economia non è più sufficiente ragionare solo sui grandi numeri. Un tempo, di fronte a una crisi, trovare un accordo con una grande impresa di un territorio significava salvare centinaia di posti di lavoro. Cosa oggi più difficile viste le scarse risorse e i margini di negoziazione ridotti. Questo vuol dire che non bisogna investire solo nei settori manifatturieri tradizionali della nostra area, ma far emergere quanto di altro c'è. E partire dalle attività che possono crearsi intorno alle nostre risorse più care: cultura, patrimonio naturale, produzioni agroalimentari».
Le prime tre cose da fare?
«Innanzitutto sfruttare le opportunità a livello europeo attraverso la partecipazione a bandi di finanziamento. Sono necessari progetti che prevedano la messa a sistema di aree diverse e in cui sia rilevante la componente industriale per la realizzazione concreta degli interventi. E la creazione di una rete intercomunale in grado di monitorare i bandi e sottomettere proposte di qualità. Seconda cosa, investire in innovazione tecnologica, sia a livello comunale che territoriale. Creare condizioni per allargare le opportunità di accesso alla rete e di partecipazione alle informazioni, favorire connessioni veloci, importanti opportunità di qualificazione di un territorio per cui anche l'Europa mette a disposizione risorse. Essenziale, per riuscire a intercettarle, una politica unitaria a livello sovracomunale. Infine avviare percorsi partecipati su temi cruciali, dalle prospettive di sviluppo futuro delle attività estrattive alla riqualificazione del centro storico. Pensiamo a tavoli di confronto con attori pubblici e privati, portatori di interessi collettivi o specifici, che ci esprimano il loro punto di vista».
Annalisa Mastellone
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