Il dolore
Scuola, chiude il convitto D’Alesio
La residenza ospita 12 studenti elbani che frequentano il Nautico di Livorno. Protestano le famiglie
LIVORNO. Quindici studenti adolescenti del Nautico Cappellini che non sanno dove alloggiare per concludere gli studi. È la conseguenza dell’imminente chiusura del convitto, che ospita alunni che abitano lontano dalla scuola (i più all’Isola d’Elba). Una di quelle brutte notizie che mostrano come la crisi abbia conseguenze pesanti su una fascia della società che invece non dovrebbe mai essere penalizzata. Le famiglie, residenti nelle isole del circondario, Gorgona, Capraia e soprattutto Elba, sono già state avvisate dalla Provincia della chiusura della struttura. E ora non sanno come fare per trovare un alloggio e quindi per garantire il diritto allo studio ai figli senza traumi. C’è chi cerca una casa, chi parenti a cui affidarli, chi si sta appellando all’associazione “Il Sestante solidarietà” che fino a ieri ha gestito il convitto. Tutto quando mancano due mesi alla riapertura delle scuole e i ragazzi hanno già fatto la preiscrizione.
Il convitto si regge grazie ai finanziamenti erogati dalla Provincia ogni anno: nel 2013 l’impegno economico dell’amministrazione provinciale è stato di 30mila euro, cifra a cui si è aggiunto un contributo versato dalle famiglie dei ragazzi che negli anni è aumentato. La struttura è stata aperta nel 2006: otto anni intensi, in cui l’istituto è stato gestito dal personale dell’associazione “Il Sestante solidarietà”, cinque educatori professionali e la presidente Damiana Barbato. Una gestione in convenzione con il Cappellini e dietro assegnazione delle Provincia. Ma ora il personale rischia di restare senza lavoro. Gli educatori sono riusciti a creare un bel gruppo, solido, sano, che ha unito l’impegno scolastico ai valori della solidarietà, del confronto e dell’aiuto reciproco, come sottolinea la Barbato. Ora tutto questo rischia di saltare. Anzi, è già saltato. E i disagi, oltre che il dispiacere, sono tanti.
Oltre tutto, si parla di famiglie con un reddito basso che, oltre alle tasse di iscrizione, ora saranno così costrette a pagare affitti salati solo per poter consentire ai propri figli di proseguire nel percorso scolastico o iniziare il ciclo di studi. Tutta colpa della riforma delle Province che su molti punti è ancora in sospeso: in base alla legge di riordino dello scorso 8 aprile, entro l'8 luglio sarebbero dovute essere definite le funzioni da svolgere. Ma per ora la cosa non è ancora chiara. E intanto il direttore del convitto ha confermato la chiusura.
Ma gli educatori e la presidente dell’associazione che per questi otto anni hanno seguito decine di ragazzi, non hanno perso la speranza. «Abbiamo avuto studenti delle isole, ma anche di Firenze, di Montaione, di Porto Santo Stefano - dice la Barbato - Già quest’anno, che si è appena concluso, è stato duro per tutti noi: la gestione è iniziata il 6 settembre per tutte le difficoltà incontrate. Le famiglie dei ragazzi ci stanno chiamando disperate, non sanno come fare. Noi ci crediamo nella funzione del convitto e faremo di tutto per salvarlo».
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