La manifestazione
Lucchini: Jindal c’è, fuori Arcelor Mittal
L’indiana Jsw ha presentato l’offerta vincolante per l’acquisto di laminatoi, impianti marittimi, Vertek e Gsi
PIOMBINO. Solo la Jsw di Sajjan Jindal ha presentato un’offerta vincolante per la Lucchini, mezz’ora prima della scadenza delle offerte, fissata per ieri alle 18: l’offerta è relativa a laminatoi, impianti marittimi, Vertek e il 69,27% della Gsi.
Nessuna sorpresa, dunque, se non si vuol considerar tale l’uscita di scena di Arcelor Mittal, che ha espresso interesse «per alcuni macchinari nel caso in una fase successiva si rendessero disponibili», così da poter definire una semplice manovra di disturbo nei riguardi di un concorrente l’azione messa in campo nell’ultimo mese.
Per il 69,27% della Gsi (il resto è della sudafricana Idc) hanno presentato offerte anche Acciaierie venete e Steel Mont, per la Vertek anche la bergamasca Elti. Ovviamente l’offerta complessiva di Jsw taglia fuori queste società.
Nessuna indiscrezione invece sulla cifra che Jindal ha messo in busta, finalizzata al rimborso dei creditori privilegiati. Cifra che comunque è plausibile ritenere inferiore almeno di un terzo rispetto ai 200 milioni ipotizzati all’epoca della trattativa con Smc, quando però ci si riferiva appunto allo stabilimento nella sua interezza.
L’annuncio dell’esito della gara è arrivato con una nota della Lucchini, che spiega anche i termini con cui andrà a a concludersi la procedura di vendita. Nardi già oggi, con l’assistenza di legali e periti, «avvierà l’analisi formale e qualitativa delle offerte vincolanti ricevute per arrivare a predisporre la relazione. In tempi molto brevi – prosegue la nota – il commissario, sentito il comitato di sorveglianza, presenterà istanza di aggiudicazione al ministero dello Sviluppo economico che avrà 30 giorni per esprimersi».
In sostanza la procedura dovrebbe essere completata entro la fine di agosto, così che all’inizio di settembre si potrebbe passare ad affrontare la vera questione, quella degli organici.
Se di fatto l’offerta di Jsw sancisce la fine dell’area a caldo, del resto chiara da mesi, il sindaco Massimo Giuliani la definisce «una base di partenza. Sono state confermate le ipotesi che circolavano da tempo, ora ci aspettiamo qualcosa di più nel piano industriale, in attesa di capire, speriamo in breve termine, se c’è interesse a tornare a produrre acciaio a Piombino».
Questo del resto è il cuore della vicenda: solo con i laminatoi è ipotizzabile ottimisticamente che vengano riassunti un po’ meno della metà dei 2100 dipendenti diretti della Lucchini. Gli altri resteranno in carico alla procedura fallimentare con contratti di solidarietà (secondo un accordo puramente politico col ministero dello Sviluppo) fino al prossimo aprile. Intanto Regione, Comune e sindacati lavorano perché l’Accordo di programma firmato ad aprile in contemporanea con la chiusura dell’altoforno inizi a dare qualche frutto, almeno per quanto riguarda il lavoro per le bonifiche e lo sviluppo del porto.
Dopo la bocciatura di Piombino per la Concordia, la creazione del polo per lo smantellamento delle navi militari sembra sempre più complessa, nonostante le pressioni che il governatore Enrico Rossi continua a esercitare – peraltro senza ottenere risposte – nei confronti del governo a cui ha chiesto 40 milioni perché l’Autorità portuale possa procedere con la gara per lo smaltimento di 38 navi militari.
A Sajjan Jindal, che i sindacati chiedono di incontrare in tempi brevi, era stata attribuita da più fonti istituzionali la volontà quanto meno di approfondire la possibilità di realizzare un forno elettrico da affiancare a un Corex, impianto che la Jsw già usa in alcune delle sue fabbriche. A persuaderlo non possono essere però solo gli incentivi promessi dalla Regione (60 milioni) ma una generale ripresa economica, l’auspicata nuova competitività di un porto ampliato e rimodernato e soprattutto un rinnovamento infrastrutturale legato al completamento della strada 398. Condizioni che non fanno pensare a un avvio in tempi brevi di investimenti particolarmente onerosi.
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