Il dolore
Gaia, Angie, Tommy e Sansone devono trovare subito casa
La storia di quattro cani tolti dal canile comunale da una famiglia che per motivi gravi non può più accudirli
PIOMBINO. Devono trovare un’altra casa, al più presto. Il destino è stato generoso solo fino a un certo punto con quattro cani “piombinesi”. Da un passato di abbandono, Gaia, Angie, Tommy e Sansone, hanno vissuto alcuni anni al sicuro dopo l’adozione da parte di una famiglia amante degli animali. Il solito destino però si è accanito sui loro amici a due zampe tanto da creare una situazione di emergenza vera e propria per cani e persone. A raccontare la storia è Luca Bagnoli, giovane piombinese, ex commerciante (fino a poco tempo fa aveva il punto vendita Mondadori in corso Italia). «Queste bestiole le ha adottate negli anni mia madre – spiega Luca – Tre arrivano dal canile di Piombino, l’ultimo, il pincher Sansone, dalla strada. Purtroppo mia madre è venuta a mancare nei mesi scorsi; inoltre mio padre è disabile e non autosufficiente in un appartamento senza un giardino che invece nella casa precedente avevamo. Con i suoi problemi di salute babbo non può – ce lo ripetono continuamente i medici – vivere in un contesto igienico al limite com’è prevedibile con quattro cani e un gatto. Per finire, tra pochi giorni ricomincerò a lavorare in un’azienda, con orari impegnativi, e sarà anche peggio». Con enorme dispiacere quindi la decisione di Luca di cercare un’altra sistemazione per i cani. Da oltre quattro mesi gira su Facebook il suo annuncio, «ma a parte una persona intenzionata a prendere Sansone, salvo poi farlo scappare di casa, tanto che me lo sono ripreso dal canile dov’era finito, non ho avuto alcun contatto», afferma il giovane. Un’altra soluzione? Luca ha chiesto all’amministrazione comunale di accogliere temporaneamente presso i box del canile municipale, gestito da Enpa, le quattro bestiole. «Gli uffici preposti mi hanno chiesto 480 euro al mese per mettere i cani momentaneamente in canile – scrive Luca sulla propria pagina Facebook – eppure queste bestiole vengono proprio dal canile e mia mamma finché ha avuto vita e possibilità le ha amate e curate. Io e mio padre, le cui condizioni di salute richiederebbero di vivere praticamente in ambiente sterile, ci troviamo in una situazione al limite, estrema; francamente sono esaurito, deluso e disperato».
Facciamo chiarezza: i 480 euro sono il risultato della retta giornaliera di 4 euro chiesta per cani di proprietà. Il regolamento sulla gestione del canile municipale precisa ulteriormente: «I proprietari di cani iscritti nell’anagrafe canina, residenti nel Comune di Piombino, possono fare richiesta di ricovero dei cani presso il canile di rifugio comunale in presenza di gravi e comprovati motivi che rendono impossibile la loro detenzione – si legge nella normativa – La domanda di cessione deve essere inoltrata al sindaco il quale ha 15 giorni di tempo per pronunciarsi. Ai responsabili dei cani saranno richieste le spese di mantenimento, compresi i costi per interventi terapeutici e comportamentali fino alla loro eventuale adozione». A chiarire ancor di più è Marco Chiarei: «In casi particolari, dove il proprietario non è nelle condizioni economiche di sostenere le spese, queste vengono coperte dal Comune – dice l’assessore all’ambiente – Non conosco la situazione specifica ma la norma è questa». Luca a dire il vero non ha ancora inoltrato richiesta formale al sindaco: «Insieme alla lettera dovrei presentare un certificato della dottoressa di mio padre e pagare la retta, sempre che i cani vengano accettati – sostiene il giovane - Mi hanno detto che è la prassi salvo i casi in cui il reddito sia inferiore a una certa soglia». Soglia entro la quale la famiglia Bagnoli non rientrerebbe in ragione della pensione percepita dal padre di Luca. «Peccato che la disponibilità economica effettiva è molto lontana dal reddito a causa di spese fisse che dobbiamo sostenere mensilmente – puntualizza il ragazzo – D’altra parte ritengo sia anche giusto che il Comune faccia pagare una retta, ma nel nostro caso siamo di fronte ad animali tolti proprio dal canile di Piombino e curati con amore negli anni. Io comunque non chiedo niente. Se queste sono le regole le accetto, anche se mi sconcertano. L’unico mio desiderio adesso è di trovare casa ai cani. Le associazioni animaliste? Mah, l’unica che si fa sentire e che mi ha aiutato è Barbara Boccini, per il resto non escludo che altri abbiano fatto girare il mio appello ma io non ho avuto contatti». A intervenire è comunque proprio una delle associazioni locali: «La mamma di Luca era una mia cara amica e socio-fondatore della nostra associazione – spiega Maria Cristina Biagini della Casa di Margot – Sin dall’inizio dell’emergenza abbiamo, e lo facciamo tuttora, proposto questi cani a chiunque avesse intenzione di adottare un amico a quattro zampe. Purtroppo sinora non li ha voluti nessuno, anche perché la gente è spesso portata a desiderare cuccioli e non cani già adulti». «Credo tuttavia che collocarli in una struttura, che sia il canile di Piombino o altrove, possa facilitare una loro eventuale adozione – prosegue Biagini – Certo che il Comune chieda una tariffa mi pare una decisione contraria ai principi della legge nazionale sulla prevenzione del randagismo e quella regionale della Toscana del 1995. Inoltre 4 euro per una struttura fatiscente come quella del canile mi sembrano una cifra consistente. Penso che il Comune dovrebbe rivedere questa norma o comunque rifletterci sopra».
Francesca lenzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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