Sicurezza
Gatti e operai, un patto d’acciaio
La storia di Giulio che è scappato a cure e coccole per tornare in fabbrica
PIOMBINO. Operai Lucchini ancora in attesa della notizia risolutiva (in positivo) sul loro futuro, un acquirente vero. Ma non sono soli a crederci ancora.
Con loro ha scelto di stare il gatto Giulio, che potrebbe diventare simbolo della fabbrica (che non deve morire).
Gatto, che, dopo un incidente quasi mortale proprio in acciaieria, invece di coccole e cure del gattile, appena ha potuto è scappato e sfidando pericoli e difficoltà è tornato proprio alla Lucchini.
Ci vuole un antefatto, sul forte legame tra gli operai e i “gatti d’acciaio”; accantonando i racconti su chi li lanciava anche cuccioli in altoforno. Nella gran parte dei casi, sui reparti, uomini e animali condividono giorni, pericoli, sporco, rumori da sempre. E già da fine 2008, quando sempre più dipendenti si son trovati in cassa integrazione a rotazione e da qui il timore che i mici senza le loro tradionali “baby sitter” morissero di fame, si è creata una fitta rete di assistenza (grazie pure all’immediata campagna di mobilitazione rilanciata da Enpa e ufficio animali del Comune via tv e web). Ad oggi dipendenti volontarie, contando sulla disponibilità dell’azienda, girano nei reparti anche chiusi a distribuire crocchette ai mici; da loro o direttamente dagli operai di turno i gatti vengono catturati, sterilizzati, curati; spesso i cuccioli “portati fuori” per essere adottati. In fabbrica ne sono stati censiti circa 150. Sono passati sei anni, i problemi sono tutt’altro che finiti per le persone, ma l’attenzione per questi animali non è venuta meno, come strettamente unita alla speranza di riuscire ad andare oltre la crisi.
Ecco il grande attaccamento dei “mici d’acciaio” alla filiera rotaie e la storia di Giulio raccontata da Emilia Carli (Enpa) che del gattile che l’ha accolto, Poggio ai Venti, è “mani e voce”: «Giulio... un bel gattone tigrato e bianco che viveva da anni dentro la fabbrica raccattando un po’ di cibo da alcuni operai. Un giorno – ricorda Emilia – un brutto incidente, un mezzo in circolazione gli ha fratturato il bacino, non cammina è solo in mezzo ad un piazzale. Una donna addetta alle pulizie lo vede, lo soccorre e insieme ad altre due ragazze che si occupano dei gatti della fabbrica lo curano e dopo molto tempo Giulio ricomincia a camminare anche se non bene».
«Avrebbe potuto essere rimesso in libertà, ma dove? – prosegue Emilia – Sugli impianti era ormai troppo pericoloso per lui ancora un po’ debole. Una delle ragazze ha un’idea, ci contatta e ci chiede se siamo disponibili a dargli ospitalità. Siamo d’accordo e Giulio arriva alla colonia di Poggio ai Venti, è collocato nell’area dell’ambientamento, è tranquillo e dopo un po’ di tempo riesce a camminare abbastanza bene ma purtroppo prende la tigna, lo curiamo ma il farmaco è troppo forte per lui ed ha una brutta intossicazione. Non può restare in colonia perchè ha bisogno di cure più volte al giorno, così lo riprendono le ragazze della fabbrica, guarisce di nuovo e torna da noi. Lo ambientiamo ancora per un po’ di tempo poi finalmente esce dal recinto ed inizia la vita con gli altri gatti. Sembra felice – spiega Emilia – gioca, corre, ci aspetta al cancello quando arriviamo, tutto fa pensare che stia bene... Ma non si sa cosa pensa davvero Giulio: una domenica non c'è, lo cerchiamo inutilmente, non torna neanche nei giorni successivi, è sparito. Pensiamo ad un incidente, ad una brutta avventura, ci sono cani e cinghiali nella zona e Giulio può non essere sfuggito in tempo data quella brutta frattura del passato, non sappiamo cosa pensare. Dopo circa 15 giorni una telefonata dalla fabbrica, pare che abbiano avvistato Giulio all’interno del reparto, ci mandano le foto, sta mangiando vicino a un operaio...».
«È molto sporco – dice ancora Emilia Carli – confronto le foto, non ci sono più dubbi, è lui! Non bastavano le cure e l'accudimento della colonia sporco e nel pericolo ma insieme agli operai. Giulio è ritornato a casa sua – sottolinea Emilia – sfidando i pericoli della strada e percorrendo alcuni chilometri, a lui non è importato se la fabbrica è sporca, se c'è rumore e pericolo, se non si mangia sempre e neanche bene, è la sua casa ed è lì che lui è voluto tornare, in mezzo allo spolverino e accanto a quelli che gli avevano voluto bene. Anche per Giulio quindi è importante che la fabbrica non chiuda e lui ora va lasciato dov'è tornato, vuole vivere lì».
Giulio ha scelto: assolutamente gli operai, (per il suo) per sempre. (c.c.)
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