Sicurezza
«Piombino, una città abbagliata dalle promesse»
Lo sfogo amaro di Paolo Pedroni, l’ex dirigente Fiom è sicuro che il declino del polo siderurgico sia stato scritto da tempo dalla politica nazionale
PIOMBINO. La battaglia per difendere la fabbrica ha prodotto zero risultati. Piombino è una città abbagliata dalle promesse.
Paolo Pedroni, ex segetario Fiom, ex assessore alle attività produttive nella penultima giunta campigliese in quota Comunisti italiana, interviene sulla poco edificante situazione economica della città.
«Perchè passa il tempo e Berta non si marita. E questo vecchio adagio sembra coniato proprio per Piombino», afferma Pedroni, riepilogando le tappe principali della vicenda.
Punto di partenza, quella che veniva definita «l’irrinunciabile difesa dell’area fusoria vecchia o nuova (Corex ecc). Ed invece - afferma - è tutto fermo da tempo. La cokeria ferma a breve, la 398 fino al porto non c’è, la Concordia, manifestazioni slogan, impegni dei segretari generali dei sindacati, politici nazionali e locali che hanno gridato per la difesa dello stabilimento e poi? Risultato ad oggi 0».
Quindi, il passaggio sull’accordo di programma, ultima speranza: «tempistiche lunghissime, tavoli nazionali, ma gli operai sono alla rassegnazione, mancano date certe, impegni sicuri. Siamo abbagliati da tante promesse. Abbiamo il governo giovane, ministri trentenni, premier che buca il video ed anche da loro annunci su posti da creare, ma intanto non difendono nemmeno quelli esistenti. Devo dire che fin quando c’è stato il sindaco Anselmi l’attenzione era diversa, ma essendo a fine mandato tutto è evaporato con lui».
Le riflessioni amare delll’ex dirigente Fiom includono la possibilità che il destino di Piombino fosse scritto da tempo e che, quindi, non ci sarebbero state la volontà e la capacità di governare ed invertire questo processo di ridimensionamento, deciso, secondo Pedroni, in ambiti nazionali. Nel ragionamento occupa spazio la concreta possibilità che «quanti hanno difeso lo stabilimento strenuamente con proclami ad effetto cominceranno a dire “meglio poco che niente, salviamo 800 posti di lavoro per un po’ , le cose vanno fatte gradualmente”».
Risultato: «l’agonia è lunga ma la morte è sicura con la città incamminata verso la sparizione della siderurgia mentre in altre realtà nazionali ed europee si assisterebbe ad una ripresa produttiva».
«Tutta la speranza sarà nel porto che verrà realizzato, ma non si sa per cosa e comunque non darà i posti persi, però vige la logica dello scambio: vi si toglie l’industria ma vi si dà il porto. A Piombino non è possibile avere attività aggiuntive, ma solo sostitutive ed al ribasso. Sono amareggiato e deluso nel vedere l’inesorabile declino dell’acciaio in una città il cui vanto è sempre stato l’industria, ma soprattutto i suoi lavoratori con le competenze e la professionalità che li hanno sempre contraddistinti».
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