Il Tirreno

Addio a Di Gregorio, “Il professore”

di Cecilia Cecchi
Addio a Di Gregorio, “Il professore”

Città in lutto: aveva 87 anni, ha insegnato storia e filosofia. Ex partigiano, a lungo in politica tra Pci e Rifondazione

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PIOMBINO. Avvolto nella bandiera rossa di Rifondazione, l’ultima da cui si era sentito rappresentato. Questo il commiato - ieri mattina, al cimitero di Piombino - voluto dal professor Luciano Di Gregorio, 87 anni, dalla città che l’aveva accolto nel 1961, e dove aveva passato la vita dividendo il suo tempo tra famiglia, scuola, politica. Massima correttezza, grande passione in tutte le cose.

In pochi sapevano che era malato anche perché per mille motivi è stato un grande combattente, sempre e fino all’ultimo giorno. Al cimitero, attorno alla bara avvolta nella bandiera rossa, i compagni, gli amici più cari vicini al nipote Michele.

Per Piombino lutto profondo. E un affollarsi di ricordi e memorie. Perché Luciano Di Gregorio, nato a San Miniato il 16 marzo 1927 si era trasferito qui da Livorno nel 1961 ed è stato per generazioni “il professore” di storia e filosofia nella sezione A del liceo scientifico Marconi; con grandi capacità di spiegare la materia e di coinvolgere gli studenti facendo, facendo diventare un vanto averlo avuto come docente, punto di riferimento per tutti quelli che, pur non incontrandolo a scuola, facevano in modo di confrontarsi con lui quando capitava l’occasione.

«Mi aveva raccontato – spiega uno dei suoi più cari amici, l’architetto Luciano Giannoni – il periodo in cui, da giovane, era stato nei carabinieri, soprattutto per poter studiare. Tante volte abbiamo parlato di quand’era partigiano, e una volta gli avevo chiesto che cosa ricordava di più di quel periodo. Esclamando mi aveva risposto “Che fame!”. Ecco questo lo rappresenta bene, persona anti retorica non ha mai fatto nulla perché gli fosse riconosciuto il valore che aveva, le sue enormi capacità».

«Col Pci – dice ancora Giannoni – fu due volte assessore alla pubblica istruzione, sempre lasciando il segno anche se i mezzi erano minimi», nel 1964 con Rodolfo Giovannelli, confermato nel ’70 con Rolando Tamburini.

«Con la fine del Pci, nei primi anni Novanta si era iscritto a Rifondazione – aggiunge Giannoni – in quel periodo ero segretario e lo candidammo a sindaco. Non venne eletto, ma i voti garantirono alla città una bella presenza in consiglio: con stile e capacità riconosciuti da compagni, amici ma anche dagli avversari».

«Abbiamo già annunciato ai familiari – dice l’assessore alla cultura Paola Pellegrini – che ricorderemo il professore nel prossimo consiglio, il 25 luglio. Una figura importantissima sia come insegnante di storia e filosofia che come politico, come dirigente del Pci: una guida, un maestro, un intellettuale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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