Il Tirreno

La storia di Otello, il ristorante sull’Aurelia che teneva unita l’Italia

di Annalisa Mastellone
La storia di Otello, il ristorante sull’Aurelia che teneva unita l’Italia

Ottant'anni di attività. Da Walter Chiari a La Pira: «La strada come una cerniera»

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VENTURINA. Un viaggio nella storia degli ultimi 80 anni. È questo il senso di OtellOttanta, antologia fotografica realizzata dal ristorante Otello per i suoi ottant'anni di attività appena compiuti. Un modo per ricordare non solo il traguardo, ma soprattutto la storia che è passata in questi luoghi, lungo la via Cerrini prima, dove Otello nasce come trattoria e bar, e sulla vecchia Aurelia poi.

Storia raccontata in centinaia di scatti che descrivono i costumi e i cambiamenti dell'Italia tutta, specchiata in un paese di provincia e nella vita di tre generazioni. Da Otello e Giovanna, da cui tutto ha avuto inizio, a Sergio e Adriana che insieme ai figli Leonardo e Alberto gestiscono il ristorante che porta il nome dell'amato padre e nonno. E insieme a loro, le storie di chi quei locali li ha frequentati.

«Questa casalinga antologia fotografica - spiega Alberto - vuole essere un omaggio a tutte le persone, collaboratori, clienti, amici, conoscenti, paesani e semplici avventori di un giorno solo, che frequentando il nostro ristorante per ottant'anni lo hanno animato con il loro passaggio. Perché attraverso l'interazione con le loro vite e con le loro culture ci hanno permesso di “viaggiare restando fermi” e di vedere da un minuscolo oblò com'è stato il nostro ristorante, cambiati noi stessi per primi e l'Italia intera negli ultimi ottant'anni».

Filo rosso di questo viaggio è la strada, simboleggiata dai pannelli neri su cui centinaia di scatti scandiscono i decenni di un locale diventato negli anni un raccoglitore di storie arrivate qui attraverso la vecchia Aurelia. La famiglia di Otello l'ha vista percorsa con ogni mezzo, dal più povero al più ricco, dal più lento al più veloce. «A piedi, in calesse, in bicicletta, con i barrocci e addirittura con le barche durante l'alluvione del 1966, con le automobili e con gli autotreni - aggiunge Alberto -. Abbiamo visto code lunghissime di autoveicoli quando la Statale n.1 era l'unica via per collegare Roma con Piombino, con l'Elba e Castiglioncello». La strada è diventata il minimo comun denominatore di tutte quelle persone, tra cui molte celebrità, che con il loro bagaglio di vita e tradizioni sono transitate da queste parti.

«Il ricordo fotografico di queste storie doveva uscire dai cassetti della memoria: la strada unisce come la tavola. E la convivialità viene sintetizzata in un circuito fotografico dove i limiti di velocità e la segnaletica stradale tentano di ricondurre tanti ricordi all'accelerazione tipica della storia e della tecnologia. È un omaggio alla lentezza tipica del nostro territorio, un tempo così lontano dai centri della mondanità e della cultura che grazie alla peculiare geografia della provincia livornese, ha reso la Val di Cornia un crocevia di culture diverse: una cerniera Lampo, come il nome del cagnolino viaggiatore della stazione di Campiglia diventato simbolo del viaggio visto con gli occhi di una piccola creatura. Una strada antica e la rete ferroviaria che tratteggiano la costa etrusca e trasformano la nostra provincia in una zip: da un lato, il mare; dall'altro la terra. Nel mezzo sta la Val di Cornia».

La storia. “OtellOttanta” inizia nel 1930 per ricordare la nascita dell'attività della famiglia Benedetti. È nel 1934 che Otello insieme alla moglie Giovanna apre una trattoria-bar in via Cerrini. Prima di questo, Otello, classe 1912, era stato cameriere al bar della stazione di Campiglia. Ed è proprio uno degli scatti in bianco e nero che lo ritrae mentre va a lavoro in bici che dà inizio al racconto fotografico: «Lui che con un piede in terra sta fermo sulle due ruote: è l'immagine più rappresentativa del viaggiare restando fermi» spiega Alberto. Otello e Giovanna si sposarono nel 1935. In una foto delle nozze, con loro su una strada con tante macchine parcheggiate, il presagio di ciò che avrebbe ispirato il loro lavoro. Poi arrivarono gli anni '40. Poche le foto di questo periodo «Perché c'era la guerra che divideva le famiglie e gli affetti». Otello fu chiamato alle armi e sua moglie e i suoi figli, Laura e Sergio, rimasero soli a Venturina. Tra i ricordi in bianco e nero, significativi sono quelli che li ritraggono insieme ad Alfredo, «Il mitico cameriere che accompagnerà i nonni nella loro attività fino agli anni '80» diventato amico di tanti clienti. Gli anni '50 spazzarono via gli orrori della guerra portando in Italia una ventata di speranza. «Finì il periodo della fame e la tavola simboleggiò la famiglia che si riunisce e progetta il futuro». Ed ecco che nelle immagini di quegli anni si inizia a vivere il boom economico. Come il mito del “sogno americano” raccontato dalle foto della venturinese Bianca e del soldato americano Frank, conosciutisi nel vecchio ristorante, che dopo le nozze si trasferirono a Chicago. Negli anni '60, Otello e Giovanna decisero di spostare l'attività lungo la vecchia Aurelia «In un nuovo ristorante dalle dimensioni regali, come lo definì Walter Chiari nella filastrocca che nel 1961 dedicò ai miei nonni. Erano i favolosi anni Sessanta, le cui foto evocano suggestioni analoghe al tema del film Il Sorpasso di Dino Risi, dove l'Aurelia rappresenta il futuro che avanza». In quel periodo frequentavano il ristorante Giorgio La Pira, Marcello Mastroianni e Paolo Panelli, i pittori livornesi Giovanni March e Mario Madiai, e occasionalmente Mina e Nini Rosso. E nell'orto dietro al locale si organizzavano banchetti di matrimoni e i bambini si divertivano nella vasca, col cavallino Pippo e tanti giochi. C'è chi disse che «Otello era un luogo dove accanto all'uomo di strada sedeva l'uomo di Stato» per testimoniare che, attorno alla tavola, con la sua simpatia e i suoi modi di fare Otello sapeva mettere tutti d'accordo. Si arriva poi agli anni '70: iniziano a diffondersi le foto a colori, la moda sgargiante, i pantaloni a zampa, le Fiat 124 e 132 e i turisti stranieri, «In particolare, svizzeri e tedeschi contribuirono ad accrescere la consapevolezza delle potenzialità del nostro territorio». Tra i vari personaggi che si fermarono al ristorante, ricordati nelle foto, ci sono Enrico Montesano, Francesca Romana Coluzzi e Albano Carrisi. In un'epoca in cui non c'era l'immediatezza di internet ad annullare le distanze «Era forte l'emozione di chi, in un paese di provincia si trovava a stringere la mano a un beniamino del cinema o della canzone italiana». Con gli anni '80 nella vita degli italiani arrivano i primi personal computer. «Per fortuna a Venturina continuavano a esserci i Maggerini, il Luna Park e i poponi di Ferruccino a tentare di frenare l'avanzamento di un progresso che da lì a poco sarebbe esploso» racconta ancora Alberto. Che in una foto in bianco e nero scattata a Otello dal fotografo Fernand Rausser nel 1983, legge la premonizione della fine di un'epoca: Giovanna morì nel 1980, Otello nel 1984. Il figlio Sergio prese in mano le redini dell'attività, che subisce i primi restyling. Gli anni '90 «Scossero la lentezza a cui eravamo abituati per tradizione. Fiorirono tante nuove aziende produttrici di vino. La Val di Cornia prese coscienza dei suoi pregi geografici e delle sue potenzialità». Col nuovo millennio la crisi investe l'economia locale, e ancora una volta il ristorante si rinnova negli ambienti fino alla realizzazione, nel 2010, della nuova veranda che, tra le piante che vogliono ricordare il vecchio orto, ospita una parte dell'antologia fotografica. «Adesso si cerca di privilegiare ancora di più i valori delle origini tra cui la componente umana che ha caratterizzato da sempre la nostra attività. Ma la strada da percorrere è in salita» spiega Alberto. «Con OtellOttanta - conclude - vogliamo far rivivere le storie di tutte le persone che hanno animato e continuano ad animare il nostro territorio, il cui entusiasmo e la cui forza ora più che mai devono essere recuperati per guardare avanti con lucidità e con speranza. Grazie di cuore a tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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