Il Tirreno

Costa Concordia, prosegue l’offensiva

di Cristiano Lozito
Costa Concordia, prosegue l’offensiva

Possibili ricorsi degli ambientalisti, mentre Rossi per l’ok a Genova chiede 40 milioni per il polo di smaltimento a Piombino

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PIOMBINO. Il futuro della Concordia sarà pure blindato dalla decisione del consiglio dei ministri che ha scelto Genova per la demolizione, ma certo nei giorni che precedono la partenza del relitto (prevista tra il 18 e il 20 delmese) la vicenda torna a riaccendersi.

Da un lato c’è il presidente dell'Osservatorio sul rigalleggiamento della Costa Concordia, Maria Sargentini, che ieri ha chiesto ufficialmente a Costa Crociere un’integrazione della documentazione sul rigalleggiamento e le operazioni da svolgere subito per il ripristino del fondale marino dell’isola del Giglio.

Dall’altra c’è il governatore Enrico Rossi che per spirito istituzionale si dice disposto a dare l’ok al trasferimento della nave a Genova evitando contenziosi, ma mette sul piatto la richiesta al governo di 40 milioni – tra l’altro più o meno la cifra necessaria alla realizzazione della piattaforma per le demolizioni – perché l’Autorità portuale di Piombino possa procedere con la gara per lo smaltimento di 44mila tonnellate di navi militari. Ricordando come la questione sia parte integrante dell’Accordo di programma.

Un braccio di ferro che si gioca sul tempo, tanto che c’è anche chi ipotizza che un eventuale ritardo nelle operazioni per il rigalleggiamento del relitto, nel combinato disposto tra le richieste dell’Osservatorio e quelle di Rossi, possa impedire la partenza dal Giglio della Concordia nei tempi previsti rimettendo in qualche modo in gioco Piombino.

Ipotesi che al momento sembra decisamente fantasiosa, ma che va a inserirsi in una fase in cui tornano a farsi strada le polemiche e le azioni di disturbo. Ad esempio ascoltando le dichiarazioni di Emanuele Ricciardi, presidente della Ecoacciai, con Asiu nella cordata che si era proposta per lo smantellamento della Concordia a Piombino, sembra di essre tornati a un bel po’ di giorni fa, quando il destino della Concordia pareva ancora in bilico: «La Concordia deve venire a Piombino – ha detto ieri Ricciardi – perché questo è l’unico porto in Italia con le caratteristiche richieste». Alla domanda se appunto questa dichiarazione non sia fuori tempo, Ricciardi reagisce così: «La questione non è affatto chiusa. Il decreto ministeriale è illegittimo – dice – perché quel relitto è un rifiuto, e non una merce. Tra l’altro il porto di Piombino a settembre sarà pronto per mettere in sicurezza la Concordia, mentre a oggi nessun porto, nemmeno Genova, ha tutte le caratteristiche richieste».

In questo quadro, se come pare anche dalle dichiarazioni di Rossi, non ci saranno ricorsi da parte delle istituzioni, lo stesso atteggiamento per varie considerazioni saranno portate ad averlo anche le aziende rimaste fuori dalla gara per l’esclusione di Piombino.

Sembra però che una posizione diversa potrebbe essere assunta da associazioni ambientaliste – Greenpeace è stata la più ferma nelle critiche alla decisione del governo in favore di Genova – e organizzazioni sindacali.

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