Sicurezza
«Cane smarrito? Riportatelo dov’era»
Un botta e risposta fra una giovane che aveva trovato l’animale e i vigili urbani di Portoferraio
PORTOFERRAIO. «Salve, ho trovato un cane smarrito a San Giovanni. Che cosa devo fare?»
«Guardi signorina, può prendere un appuntamento dal veterinario o riportarlo dove l’ha trovato, magari si è solo perso e il padrone lo sta cercando». Il dialogo, sotto certi aspetti abbastanza surreale, è avvenuto sabato scorso fra Veronica Giannini, una ragazza di Portoferraio che si è imbattuta nell’animale a quattro zampe che vagava smarrito in mezzo alla strada, e la polizia municipale di Portoferraio.
Ne dà notizia la stessa ragazza, che lo ha raccontato ai volontari del territorio, i quali – con toni polemici – lo hanno riportato su Facebook.
Alla fine, per fortuna, il proprietario del cane è stato rintracciato, ma l’ennesimo qui pro quo elbano fra chi trova animali dispersi e le autorità resta. Un nuovo caso, insomma, che riguarda situazioni che l’Enpa ha evidenziato in tante occasioni.
«Io non potevo portarmi il cane a casa – racconta Veronica Giannini – e ho chiamato i vigili urbani di Portoferraio per capire il da farsi. Inizialmente ho contattato un veterinario, il quale mi ha risposto bruscamente invitandomi a telefonare alla polizia municipale. Loro mi hanno detto che la macchina per leggere i microchip di cui sono dotati era rotta e che avrei dovuto prendere un appuntamento da un veterinario. Infine – continua la ragazza – mi è stato consigliato di riportarlo a San Giovanni per farlo ritrovare più facilmente al padrone».
Il proprietario abitava nei dintorni ed è stato riconosciuto perché fischiava a più non posso nel tentativo di richiamare il cucciolo. «È andata bene – spiega Veronica – ma se non lo avessi trovato che cosa sarebbe successo? Io avrei continuato a chiamare la polizia municipale».
Le autorità in casi del genere sono costrette a intervenire, come conferma il comandante della polizia municipale di Portoferraio, Rodolfo Pacini. «Quando veniamo allertati noi interveniamo – spiega – dato che abbiamo un lettore di un microchip che, è vero, a volte non funziona bene. Inoltre – conclude Pacini – non disponiamo di una nostra banca dati, ragion per la quale dobbiamo affiancarci a un veterinario».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
