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Morto Lancioni, lutto nel sindacato

Morto Lancioni, lutto nel sindacato

Aveva 74 anni: massone e socialista, fu a lungo segretario della Uil. Oggi l’ultimo saluto in via Gori

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PIOMBINO. Leonida Lancioni è morto nella notte tra sabato edomenica all’ospedale di Pisa, dopo una breve ma inesorabile malattia. Aveva 74 anni, gran parte dei quali dedicati all’attività sindacale e a quella nel suo partito, il Psi.

Operaio delle acciaierie, all’altoforno prima e successivamente al controllo qualità, Lancioni aveva iniziato la sua carriera sindacale come delegato di reparto. Negli anni Ottanta fino alle dimissioni della Partecipazioni statali nel 1992 aveva fatto parte dell’esecutivo del consiglio di fabbrica per la Uilm. Uscito dalla fabbrica in prepensionamento ha per alcuni anni diretto la Feneal, il sindacato edili della Uilm assumendo contemporaneamente l’incarico di coordinatore della Uil per la zona di Piombino e dell’Elba, responsabilità che ha poi mantenuto fino al 2005, sostituito dall’attuale segretario Vincenzo Renda. E’ stato anche dirigente della Cassa edili e membro del consiglio di amministrazione della Coop.

Un carattere allo stesso tempo umile e deciso. Un sindacalista concreto che del suo lavoro teneva soprattutto a mettere in evidenza la capacità di trovare la sintesi giusta e di stringere accordi il più possibile in favore dei lavoratori. Qualità che, da sempre socialista convinto, ha cercato di trasferire nel suo partito, impegnandosi in appassionate battaglie.

Una passione politica e un’attenzione ai problemi reali della gente che Leonida Lancioni ha mantenuto sino alla fine. Solo un mese fa, prima ancora di sapere della malattia che lo ha portato alla morte, discuteva animatamente con gli amici delle vicende della Lucchini, sempre attento a tutte le novità.

Insieme alla fede socialista, non ha mai fatto mistero della sua appartenenza alla massoneria. Anzi era stato protagonista della decisione di esporre il labaro del Goi durante l’ultima manifestazione in ricordo della battaglia di Piombino del 10 settembre 1943.

Un carattere spigoloso ma sensibile. Sono molti oggi gli amici che rimpiangono la sua generosità, mai espressa in forma plateale ma pronta a scattare in aiuto degli altri al momento giusto. Amava definirsi “socialista di destra”, ma chissà se poi ci credeva davvero. Certo è che non ha rincorso mai le sirene, rimanendo attaccato a quello che, più che un partito, era per lui un ideale.

Durante le discussioni tra amici, quando una cosa non gli tornava, scuoteva la testa, poi con due battute aveva la capacità di riportare tutto sul terreno della concretezza. Battute al veleno verso i comunisti, eppure molti dei suoi amici migliori erano proprio ex comunisti.

Per lui, in fondo, contavano soprattutto le qualità umane delle persone, che squadrava con i suoi occhi vivaci prima di concedere la sua confidenza.

Leonida Lancioni lascia la moglie Maria ed il figlio Riccardo.

La salma è stata riportata ieri sera a Piombino e oggi verrà esposta per l’ultimo saluto nella sala del commiato della Pubblica Assistenza in via Gori.(g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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