Sicurezza
Acciaierie: Francini chiede aiuto a Landini
PIOMBINO. «Quando sono stato assunto il sindacato mi ha insegnato che nei momenti di difficoltà ci si salva tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno. Sarebbe veramente bello se un tuo...
PIOMBINO. «Quando sono stato assunto il sindacato mi ha insegnato che nei momenti di difficoltà ci si salva tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno. Sarebbe veramente bello se un tuo intervento riuscisse a dimostrarmi che non ho sbagliato a seguire quegli insegnamenti appresi a 20 anni». Si conclude così la lettera che Paolo Francini, operaio Lucchini, ha scritto al segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini. Al quale Francini chiede di intervenire.
Francini ripercorre la storia degli ultimi anni delle acciaierie, «la seconda acciaieria d’Italia, la prima per quanto riguarda i laminati lunghi. Da più di un secolo quello stabilimento ha dato lavoro , e quindi futuro e dignità ad un pezzo consistente della nostra regione».
«Se non c’è un privato che vuole intervenire, perché questo ruolo non può essere assolto dallo Stato, che potrebbe riappropriarsi dello stabilimento di Piombino e con la ristrutturazione necessaria assicurarne la continuità produttiva? E perché questa scelta non può essere inserita in un piano della siderurgia nazionale che permetta di salvare e rilanciare anche Taranto (e altri stabilimenti minori) senza prospettare un futuro di paese deindustrializzato per l’Italia?».
«Da pochi giorni, prima che fosse spento l’altoforno ho avuto la possibilità di contattarti telefonicamente - conclude Francini - e ti ho chiesto perché ti si è visto ben poco a Piombino in una crisi che dura da 5 anni. Mi hai risposto che sei venuto a Piombino quando sei stato chiamato. Adesso, per quanto può valere la mia voce, ti chiedo di intervenire in prima persona».
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