Sicurezza
«Ora pensiamo a porto, bonifiche e 398»
Il sindaco Massimo Giuliani volta pagina dopo il no della Concordia: «Anche se in caso di ritardo torneremmo in ballo»
PIOMBINO. La Concordia è andata, ma potrebbe tornare in ballo in caso di «criticità», dice Massimo Giuliani. Però quel che preme al neo sindaco è stringere i tempi per l’ampliamento del porto; dare gambe all’Accordo di programma, cominciare le bonifiche; trovare una nuova imprenditoria che creda nella rinascita di Piombino; e trovare i soldi per sfilare la 398 dalla Tirrenica. Di questo ha parlato ieri in sala consiliare dove ha convocato i giornalisti.
Prima domanda, la Concordia “scippata” da Genova: «Costa ha creato il danno e non avrebbe dovuto decidere come e dove smantellare la nave - ha detto Giuliani - Ma ora noi dobbiamo pensare a traghettare i lavoratori, non quel relitto, per almeno due anni. E non possiamo aprire un conflitto istituzionale, pur avendone motivo. La stessa attribuzione di competenza alla capitaneria di Livorno è un atto che andrebbe approfondito in altra sede. Ma lasciamo perdere i complotti. Anche oggi mi hanno chiamato due viceministri (De Vincenti e Nencini, ndr). I rapporti con il Governo sono buoni. Certo, se poi i tempi dovessero slittare, perché magari l’operazione di rimessa in galleggiamento e di trasporto dovesse incontrare criticità, a quel punto avremo due buoni motivi per ridire la nostra. Anche il capo pilota del porto di Livorno ha detto che qualsiasi comandante al mondo porterebbe quella nave a Piombino. Quindi se si allungano i tempi per ragioni tecniche torniamo in ballo. Perché il nostro porto a settembre sarà pronto a ospitare quel relitto».
Giuliani non teme che Genova possa soffiare a Piombino anche il polo di rottamazione delle navi militari, previsto dall’Adp: «La Concordia non era nell’Adp ma era come se ci fosse, insieme al polo di rottamazione e refitting. Avremmo avuto lo startup con il rifiuto più famoso del mondo. Pazienza. Noi completeremo il porto. Abbiamo gli stanziamenti, fra pochi mesi avremo darsene, una banchina da otto ettari, fondali a meno 20. L’impegno per un polo di rottamazione è firmato da 5 ministeri. Ho letto che c’è preoccupazione per le navi militari, vecchie e contenenti amianto. Bene: implementeremo le migliori procedure e tecnologie. Ma il polo c'è perché l’Adp è nato sulla base del piano europeo dell’acciaio, ricalcato e ampliato su Piombino. Le navi possono essere smaltite in modo decoroso, possono generare lavoro. La produzione di acciaio da rottame, anche in minima parte, fa risparmiare da un punto di vista ambientale milioni e milioni di euro all’anno. I dati sono anche su internet: meno anidride carbonica, meno energia, meno inquinamento nei siti di produzione delle materie prime. Il naviglio militare non sarà quello che risolve la situazione ma non ci scordiamo la manutenzione».
Cosa si sta facendo per dare attuazione all’Accordo? «Ci sono tavoli concertativi generali presieduti da Rossi, con cadenza quindicinale, e uno o due tavoli settimanali a Roma e a Piombino. Noi ne abbiamo già ospitati quattro con i tecnici dei vari ministeri. Puntiamo sulle bonifiche pubbliche. Entro settembre o al massimo ottobre faremo i bandi. I primi bandi in Italia dopo decenni. Su quale area? Intanto su quelle pubbliche e poi su quelle che verranno rese disponibili da chi acquisterà gli impianti Lucchini. Poi c’è la diversificazione economica. Da un mese stiamo facendo un’esplorazione per l’insediamento di nuove attività produttive, nessuna esclusa.
E poi la 398. E’ stata l’oggetto della telefonata con i due viceministri: «Stiamo tentando di sfilare dal progetto Sat almeno il primo tratto, quello che era cofinanziato dalla stessa Sat e dalla Regione, 45 milioni fino al Capezzolo. Qui c’è già il progetto definitivo, basterebbe che andasse da questo benedetto Cipe. Più complesso per il secondo tratto che attraverserà la fabbrica: prima bisogna prima vedere come cambierà la stessa fabbrica».
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