Il Tirreno

«Il no a Cristina? Non si rispettano i deboli»

«Il no a Cristina? Non si rispettano i deboli»

La mamma di una diversamente abile contesta Spazio H, Martini: «Può venire ma accompagnata»

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PIOMBINO. Quando si è vista dire no dall’associazione che a lungo le è stata accanto “per accudire “ la figlia disabile non ce l’ha fatta più. Laura Cippone si è rivolta anche al giornale «perché tutti devono sapere – spiega – come il tessuto sociale si stia sempre più deteriorando».

«Sono madre di una ragazza che per ben 27 anni ha frequentato Spazio H – racconta – un centro di Piombino dove si ritrovano diversamente abili con l'obiettivo di fare passare loro qualche bella ora insieme e dare un po’ di riposo ai genitori che li assistono; genitori lasciati soli dallo Stato, con una misera pensione di invalidità che non copre nemmeno il costo di una badante ».

«Mia figlia nel luglio 2013 ha subito un infortunio ed è stata operata ad una gamba. Dopo mesi di riabilitazione, lo scorso aprile, considerata clinicamente guarita e avendo ripreso il suo standard di movimentazione (limitato essendo il soggetto affetto da un pesante ritardo psico-motorio), contatto Spazio H per informarli che Cristina, questo è il suo nome, era pronta per andare come aveva sempre fatto e come lei stessa voleva. Prima temporeggiano – aggiunge Laura – poi mi dicono che il centro non era disposto a riabbracciare Cristina se non accompagnata da un parente che avrebbe dovuto “sostituirsi” di fatto ai volontari. Tutto ciò sapendo perfettamente che io, vedova da 14 anni, non sono in grado di ottemperare a tale richiesta».

«Solo dopo aver espresso tutto il mio disappunto e fatto capire che non accettavo un simile comportamento ho chiesto che mi fosse data copia del verbale secondo il quale mia figlia non veniva riammessa per “gravi, condizioni fisiche”. Ma se è stato certificato dal medico ortopedico che è guarita! Mi si parla di “carenze e anzianità dell'organico”... quindi siccome bisogna ridurre i volumi di persone fuori i più deboli, che sono i più bisognosi? In più molti volontari da me interpellati hanno detto che loro non erano assolutamente contrari al rientro di Cristina. Ecco, questo è accaduto. Negli ultimi anni più che alla cura e all’attenzione per le persone bisognose si è pensato a fare marketing locale, eventi e a raccogliere fondi. Tralascio il progressivo isolamento a cui mi hanno sottoposto – sottolinea Laura – Non mi interessa più che mia figlia frequenti un posto siffatto e animato da queste intenzioni. Non basta avere nella propria ragione sociale la dicitura "Comitato in difesa dei diritti degli Handicappati" per essere credibili e fare ciò che si professa negli statuti».

Risponde la presidente di spazio H Leonilda Martini: «Già un paio d’anni fa la bimba. in condizioni troppo precarie. era caduta a due volontarie di Spazio H che la portavano a passeggio, episodio doloroso per noi. Poi, in ferie con la mamma, un altro incidente. La signora si è ripresentata senza avvertire al centro lasciando la bimba, ma davvero non siamo in condizioni di poter tenere una volontaria sempre accanto a lei, né una per andare a prenderla a casa. Situazione complessa, una decisione sofferta da parte dell'assemblea dei volontari ridotti in modo drastico e con età avanzate – dice Martini – Può venire a Spazio H ma con una persona di fiducia. I nostri finanziamenti sono minimi e “concentrati” per portare i ragazzi al mare. I volontari? Una diecina a turnazione, in gruppi di due e spesso una è una signora di 83 anni a seguire persone che per la maggior parte hanno comunque disabilità complesse». (c.c.)

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