Il Tirreno

«Sono rossa e civetta ma rifarei tutto»: Maria Pia chiude il bar

di Francesca Barone
«Sono rossa e civetta ma rifarei tutto»: Maria Pia chiude il bar

Piombino: dopo 44 anni passa di mano lo storico locale di via Costa. «Sono venuti da tutta Italia per bere il mio aperitivo»

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PIOMBINO. Lunedì sera abbasserà la saracinesca del bar, salirà sulla sua decappottabile gialla e farà ritorno a casa. Come ogni singolo giorno. Come un copione, giunto però alla scena finale. Maria Pia Gargalini, martedì mattina alle 5, non inizierà una nuova giornata dietro il vecchio bancone di massello. Lei, la “regina” di via Costa, dopo 44 anni di attività, ha venduto il suo amato bar. Scelta sofferta, ma obbligata. In pensione già da 17 anni con 40 anni di contributi, Maria Pia non intende più versare un euro all'Inps. «Dopo una vita di lavoro, devo continuare a pagare i contributi? Eh no, mi dispiace, io non gli do più niente al Governo!», esplode arrabbiata.

È verace Maria Pia. Si riscalda a pensare che domani metterà un punto a un pezzo della sua vita. E gli occhi si velano di profonda tristezza. Solo per un attimo, però. Perché è troppo viva Maria Pia per farsi sopraffare dalla malinconia. Lei che la vita l'ha presa di petto. Lei, indole da uomo, amante delle moto e delle auto sportive, risoluta e indipendente (e con un diploma da ragioniera!), ma, nei ricordi di tutti, una bellissima donna dai capelli rossi, apoteosi della femminilità.

Piombinese doc, Maria Pia è nata il 30 maggio del 1937 in quelli che lei chiama “i Parioli della Magona”, cioè le palazzine che, prima dei bombardamenti, si trovavano dove ora c'è l'ingresso della Arcelor Mittal. Il padre, operaio alla Magona d'Italia, ha trasmesso a Maria Pia, la passione per la musica. «Da piccola mi chiamavano Shirley Temple – racconta – all'asilo Spranger ero una piccola stella. Con i miei boccoli rossi e biondi ballavo, cantavo e recitavo». Proprio la musica le ha regalato una delle prime soddisfazioni della vita. «A 16 anni, a Roma, vinsi un concorso di canto – ricorda Maria Pia – Il premio era una borsa di studio per il Piccolo di Milano. Ero brava, ma dopo poco fui costretta a tornare a casa. Un maestro di 83 anni, durante le lezioni, aveva il vizio di allungare le mani. Lo feci presente al direttore, ma non cambiò niente. Figuriamoci se stavo lì a farmi toccare da quel vecchio! A Piombino ho però continuato a cantare ai matrimoni». Da quel momento Maria Pia ha iniziato subito a lavorare. «Ho cominciato giovanissima, al Semaforo Rosso in via della Repubblica – racconta con una po’ di nostalgia – Ero capo confezioni da uomo. Aulo Giuliani è stato il mio grande maestro, da lui ho imparato a lavorare. Dopo cinque anni, sono poi passata a gestire la bottega di scarpe del Donati in via Antonio da Piombino». Poi nel 1970, l'occasione della vita. «Ho comprato il bar del ristorante “Il Toscano”, il migliore della città e qua sono rimasta anche dopo la chiusura del ristorante. Lavorare qui è stata un'esperienza meravigliosa. Sono venuti da tutto il mondo a bere il mio famoso aperitivo, ma gli ingredienti non l'ho mai rivelati a nessuno! Farò un'eccezione per Cristiano, voglio che mantenga questa tradizione».

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(La foto scattata dal fotografo del New York Times per la campagna pubblicitaria del Martini)

Cristiano Marinari, “l'erede” di Maria Pia. È lui che ha acquistato l'attività. «L'ho scelto tra 25 acquirenti provenienti da tutta Italia. Ho avuto la gioia di dare il mio bar ad un piombinese. Sono felice, amo la mia città».

Perchè per Maria Pia niente può prescindere dall'amore. Lei ha amato, tanto. «Ero molto giovane quando ho conosciuto mio marito Edro Donati, il padre di mia figlia Patrizia – racconta – A tre anni dalla nostra separazione, nella mia vita è arrivato Renato Ginanneschi, il mio grande amore. Un uomo straordinario. Siamo stati insieme 25 anni, finché, nel 2000, un brutto male me lo ha portato via. Ho poi deciso di rimanere sola. Il mio Renato non lo rimpiazzo con nessuno! Eppure, se volessi mi potrei sposare anche domani. Ma che sono pazza! Mi metto sulle spalle un marito, magari con il pannolone da cambiare?!»

A Maria Pia i corteggiatori non sono mai mancati. Occhi chiari, capelli rossi e ricci, tacchi a spillo e scolli provocanti. Così la ricordano i suoi vecchi clienti. «Qualcuno oggi mi chiede se ho la parrucca. Roba da matti! Quando avevo tre anni se la mia mamma non mi pettinava i boccoli non uscivo di casa. Volevo i vestiti con le gale, la catenina al collo, il fiocco in capo. Civette si nasce, non c'è niente da fare! E rimaniamo tali anche da grandi. Ho fatto la moda a Piombino. Ho indossato i primi due pezzi, il primo montgomery, la prima cappa di pelliccia di leopardo». E anche oggi, a 77 anni, Maria Pia non rinuncia ai suoi ricci rossi, ai fiori sui capelli, al trucco e a monili grandi e colorati. Tutte le mattine procede con i suoi riti di bellezza. «Mi alzo poco prima delle 4 e per venti minuti immergo i piedi in tinozzina con acqua e sale. Poi mi lavo e mi trucco. Infine, capo all'ingiù e spazzolata ai miei ricci». Alle 4,45 monta sulla sua cabrio gialla (con dedica sulla fiancata!) e va ad aprire il bar in via Costa. Parcheggia la sua auto proprio di fronte all'ingresso. Per i piombinesi ormai è consuetudine vedere la Daiahatsu tra due scatole di cartone: «Sennò sarebbe quadrata dai colpi che ci danno!», dice ridendo. Fino alle 22 Maria Pia non lascia il suo bar. Non pranza mai da sola, c'è sempre qualche amico che passa a trovarla. Poi nel pomeriggio l'appuntamento con lo scopone scientifico. Tutto questo da oltre 40 anni. Tutto questo ancora fino a lunedì. Attraverso ricordi a colori Maria Pia ci ha reso spettatori del film della sua vita. E ora, che gli oggetti e le fotografie del bar hanno trovato posto nelle scatole di cartone, è tempo di bilanci. Ripercorrerebbe gli stessi passi? «Naturalmente! Rifarei tutto. Io sono fatta così, quando una cosa non va al primo colpo, mi convinco che non era destino che la dovessi fare. Questa è Maria Pia! Sono nata rossa, riccia e civetta. E la mia vita si è svolta come una favola».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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