Il Tirreno

«In terapia intensiva, sotto il sole per ore»

«In terapia intensiva, sotto il sole per ore»

Loris Marchettini racconta la storia e le difficili situazioni vissute da un amico malato di Sla

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PIOMBINO. Sorride ancora, dalla sua pagina web: immagini dalla spiaggia di Miami nel 2012 o l’anno scorso dopo un ricovero in Svizzera (la foto a destra). Sergio Ferri, piombinese di 46 anni, ex pugile, ha lavorato come camionista e spesso la sera - visto il fisico prestante - come addetto alla sicurezza nei locali.

All'improvviso due anni fa l’ha aggredito la Sla, malattia dalla progressione imprevedibile quanto violenta che lo ha reso l’ombra di se stesso. La sua, però, non è una storia invisibile perché pur non avendo più i genitori, gli amici più cari hanno fatto quadrato e si sono presi cura di lui, trovandosi a combattere - spesso - contro la burocrazia e un’assistenza non sempre proprio come ci vorrebbe.

«Un anno fa i primi malori – ricorda Loris Marchettini, a nome di questi amici, ormai più che fratelli per Sergio – e i ricoveri in ospedale sono diventati sempre più frequenti. Cinque mesi fa la diagnosi: Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Adesso si trova ricoverato all’Rsa di San Rocco e da qui, a volte, viene portato in terapia intensiva a Villamarina, come quando è stato necessario posizionare una peg per la nutrizione, o fare la tracheotomia per la respirazione...». Durante questi ricoveri, situazioni che Marchettini vorrebbe non accadessero più. «Soprattutto negligenze – spiega – che rendono la situazione ancora più triste. A parte non avere in alcuni reparti un sollevatore idoneo, neppure per gli 80 chili del mio amico, tanto che più volte, in passato, siamo stati chiamati noi, a casa, per aiutarlo a spostarsi dal letto… Sergio, in terapia intensiva, è stato lasciato sotto il sole per ore, in una stanza dove sarebbe bastato tirare le veneziane. Sono entrato a Villamarina alle 18,30 per il passo – ricorda – e l’ho trovato completamente esposto alla luce, col volto in fiamme come quando si sta per troppe ore sotto il sole…. L’infermiere di servizio era solo preoccupato che entrassimo in stanza a trovarlo in due. Mi sono arrabbiato – prosegue – mi sono rivolto al personale… non era neanche la prima volta. Per fortuna il giorno dopo Sergio è stato dimesso e portato in Rsa dove le operatrici sanitarie lo hanno curato come necessario anche per le scottature. Ho fatto anche un esposto all’Urp e al direttore sanitario. Mi chiedo come sia possibile lasciare così abbandonata una persona in simili condizioni».

«In questo momento Sergio riesce a comunicare con noi solo con dei gesti, con pollice destro per dire sì o no. Continueremo ad assisterlo – dice Marchettini – e a non lasciarlo mai da solo, ma bisognerebbe che situazioni così terribili per malati, persone del tutto indifese, non si ripetessero».

Cecilia Cecchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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