Sicurezza
Un centro di recupero per le tartarughe ferite
L’istituto di biologia ed ecologia marina ha ricevuto l’ok dal ministero Della partita anche la facoltà di veterinaria dell’Università di Pisa e l’Asl 6
PIOMBINO. L’ Istituto di biologia ed ecologia marina fin dal 1980 si è interessato in modo del tutto gratuito del recupero, cura e successivo rilascio in mare di molte tartarughe marine, soprattutto della specie caretta caretta. Data la posizione strategica che l’istituto occupa lungo le coste del Tirreno, si è deciso, in seguito alla stipula di una convenzione con la facoltà di veterinaria dell’Università di Pisa e con l’Asl 6 di Piombino, di istituire un centro di recupero di terapia e riabilitazione di tartarughe marine secondo le indicazioni della direzione generale per la protezione della natura e del mare del ministero dell’ambiente. «In seguito all’autorizzazione da parte del ministero alla manipolazione e detenzione di esemplari di tartarughe marine – spiegano all’istituto – si prevede la realizzazione di tale centro nei locali del nostro istituto ed aree adiacenti». La commissione ambiente della Regione ha incontrato a Firenze il direttore Roberto Bedini per il riconoscimento Cesfa (centro di conservazione ex situ) peraltro unico centro in Toscana per le tartarughe marine. Nel 2013 nel golfo di Follonica è stata individuata un’area di deposizione delle uova: nella zona di Scarlino è avvenuta la nascita di 23 piccoli di tartaruga Caretta caretta, avvenimento che sottolinea l’importanza di un centro vicino ai luoghi di nidificazione.
«L’ultimo esemplare di caretta caretta – ricordano all’istituto – è stato ospitato il 14 giugno scorso, dopo la segnalazione da parte di privati alla capitaneria. L’esemplare, femmina, di circa 30 kg di peso e lunghezza del carapace di 62 cm, è deceduto subito dopo l’arrivo al porticciolo di Marina e l’affidamento da parte delle autorità a Bedini, che a sua volta ha consegnato la carcassa a Cecilia Mancusi dell’Arpat per l’autopsia ed ulteriori studi approfonditi».
«Il centro di recupero – si ricorda – avrebbe dovuto essere ubicato nel porto turistico di Marina di Salivoli, come desiso anni fa in un. Ci sono voluti quasi due anni per avere le carte in regola ma al momento dell’insediamento dalla nuova dirigenza del porto turistico è arrivato un inaspettato dietrofront. Mal di poco perché non abbiamo fatto altro che sostituire i locali di Salivoli con altri a disposizione all’acquario ed al museo del mare. Il porto turistico di Marina di Salivoli ha perso una grossa occasione (a costo zero) – si conclude all’istituto – per partecipare ad un progetto importante per la tutela dell’ambiente marino dato che il centro in questione sarà visitato da turisti, ricercatori e scolaresche sia di Piombino che quelle che da varie parti d’Italia e dall’estero vengono a studiare il mare ed i suoi abitanti nei laboratori piombinesi».
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