Il Tirreno

«Mai più una tragedia così»

di Cristiano Lozito
«Mai più una tragedia così»

Parla la figlia dell’uomo morto dopo una trasfusione. Nel mirino una sacca non sterilizzata

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PIOMBINO. «Mio padre non me lo restituirà nessuno, ma quello che ora mi interessa è che a nessuno possa capitare quel che è capitato a lui».

Carla Tongiorgi, figlia di Gilberto, il settantenne pensionato morto il 29 maggio dopo una trasfusione a Villamarina, come tutti i suoi familiari è ovviamente straziata per il lutto che l’ha colpita, ma al tempo stesso attende con fiducia i risultati dell’indagine aperta dalle Procura sulla morte del padre.

«Certo, aspetto nel rispetto del lavoro della Procura, e sarei rimasta in silenzio – dice Carla Tongiorgi – se non avessi letto sul Tirreno la versione sull’accaduto da parte di fonti dell’Asl. Ecco, la storia non sta così, mio padre è entrato sano all’ospedale, ed è uscito in una bara. E non sono passate ore dalla trasfusione al malore, anzi: la sacca, la terza in due giorni, gli è stata trasfusa intorno alle 13, e io l’ho lasciato sereno che leggeva il giornale, poi mi hanno detto che gliel’hanno tolta poco dopo iniziata la trasfusione, perché lui si era sentito male. Io non sapevo nulla – prosegue – lavoro a Villamarina e intorno alle 16,30 sono passata per fargli un saluto in cardiologia, dove era ricoverato: l’ho trovato che vaneggiava e in preda ai dolori. E’ stato l’inizio della fine, 48 ore dopo era morto».

Ma alla famiglia Tongiorgi, seguita nella vicenda dall’avvocato Nicola Napoleoni, non va giù nemmeno il ragionamento di fondo che pare alla base della versione dell’Asl, preoccupata di escludere che ci siano state contaminazioni a monte, arrivando quindi di fatto a sostenere che il sangue era “a posto”. Infatti se non era contaminato il contenuto, cioè il sangue del donatore, lo era il contenitore, cioè la sacca o l’ago-cannula che è stata inserita nella vena del paziente.

Dunque, nel mirino c'è quella sacca di sangue somministrata al pensionato, i cui resti vennero subito sequestrati dai carabinieri del Nas di Livorno, insieme alla documentazione sanitaria.

Pare ormai chiaro che Tongiorgi è morto per uno choc settico, una sindrome sistemica (nel senso che coinvolge l’intero organismo), legata appunto all'azione di un microrganismo.

Se dunque come era emerso fin dai primi accertamenti il batterio non era nel sangue, arrivato quindi a Villamarina incontaminato, per esclusione pare scontato che il problema era nella sacca, e sulle ragioni per cui non fosse sterilizzata a dovere si fonda l’inchiesta della Procura (a cui si è affiancata un’indagine interna dell’Asl) che cerca di mettere a fuoco le responsabilità.

Il sostituto procuratore Gianfranco Petralia subito dopo la morte di Gilberto Tongiorgi, aveva ordinato l’autopsia, effettuata dal dottor Damiano Marra, dell'istituto di medicina legale dell'Università di Pisa e contestualmente aperto un fascicolo iscrivendo 19 persone nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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