Il Tirreno

«Quello scivolo è pericoloso per gli anziani»

I vicini della signora che rischia di restare chiusa in casa: ci dispiace per lei ma non accettiamo la gogna

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PIOMBINO. «Nessuno vuol tenere chiusa in casa la signora Margherita. Non siamo questo tipo di persone». Non ci stanno a essere dipinti da insensibili i vicini di Margherita Trombone, la 74enne colpita da sclerosi multipla, residente in via Boccaccio, che si serve di uno scivolo all’interno dell’androne del palazzo. Scivolo non a norma che presto dovrà essere tolto, privando la donna dell’unico attuale strumento per uscire di casa in modo autonomo.

Dopo l’appello che la signora Margherita ha lanciato nell’articolo del Tirreno il 19 giugno, gli altri condomini chiedono una replica. «Il rapporto è iniziato male da subito, ma noi siamo sempre stati disponibili e pazienti, cercando di proporre alternative che fossero coerenti con la legge – spiega Silvano Paoletti, uno dei vicini della signora Margherita – Sono più di tre anni che conviviamo con uno scivolo non a norma, pericoloso per tutti, soprattutto per i diversi anziani che abitano nel palazzo. Figlia e genero della signora ci assicurarono trattarsi di una struttura di prova, che però è rimasta tale e quale sino ad oggi. Basta mettere un piede in fallo e qualcuno si fa male davvero. E poi chi paga?».

«Per un anno e mezzo abbiamo continuato così nell’incertezza, poi a inizio aprile 2013 abbiamo ricevuto dalla figlia della signora una dichiarazione di responsabilità su eventuali danni, dove si riconosceva anche l’anomalia dello scivolo e l’impegno nel sostituire la rampa entro la fine di giugno 2014 – prosegue Paoletti – In una riunione di condominio di pochi giorni fa invece ci siamo ritrovati a discutere del progetto di un elevatore, che tra l’altro non andrebbe comunque bene secondo il prospetto proposto, senza la presenza di Margherita o della figlia o del genero. Nonostante questo, considerata la prossimità della scadenza per la rimozione dello scivolo abbiamo deciso una proroga al 20 luglio. Sono tre anni che triboliamo, siamo anche in difficoltà dal punto di vista umano perché ci dispiace per la signora, e non accettiamo di essere messi alla gogna».

«Credo che la soluzione migliore potesse essere individuata prima che venisse ad abitare nel nostro palazzo, magari con un’apertura ricavata dall’interno dell’appartamento che fosse priva di scalini – interviene un altro condomino, l’architetto Agostino Carpo – Invece ci hanno fatto trovare di fronte al fatto compiuto. A ogni modo siamo sempre stati disponibili in questi tre anni, ed è inaccettabile anche solo pensare che vogliamo tenere in casa la signora. Il nostro atteggiamento è sempre stato positivo, ma c’è un’evidente difficoltà di comunicazione, tanto che non si è presentato nessuno di loro alla riunione di pochi giorni fa».

Francesca Lenzi

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