Il Tirreno

«Il privato compri tutto, altrimenti ci pensi lo Stato»

«Il privato compri tutto, altrimenti ci pensi lo Stato»

Paolo Francini, tra i protagonisti costanti delle lotte in difesa della Lucchini, chiede assemblee rapide in cui i lavoratori si esprimano su questa richiesta

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PIOMBINO. Se il privato non acquisterà tutto lo stabilimento, garantendo la piena occupazione, ci pensi lo Stato.

Paolo Francini, dipendente Lucchini, già delegato Fiom e consigliere comunale di Sinistra per Castagneto, protagonista da sempre della mobilitazione in difesa della fabbrica (suoi un paio di scioperi della fame e richieste di azioni più impattanti), rilancia. Mentre la situazione assume ogni giorno di più contorni meno definiti rispetto agli assetti occupazionali, ripropone un’azione decisa dell’esecutivo Renzi.

«Nella crisi Lucchini - afferma -sembra di respirare sempre più l'aria della rassegnazione e del "si salvi chi può". Dopo il miraggio arabo con i miliardi di investimento, e il raggiro del governo («garantiremo la vita dell'altoforno»), adesso sembra che l'unica offerta certa sia quella indiana, interessata però solo all'acquisto di una parte dello stabilimento», ricorda Francini. Che traduce l’interesse indiano in termini occupazionali: « In pratica, forse 800 - 900 dipendenti saranno riassunti. Gli altri abbandonati a se stessi. Per di più, nemmeno i contratti di solidarietà, con la probabile fermata anche della cokeria, sembrano assicurati nel prossimo futuro».

Francini non ha dubbi: se il quadro sarà questo non è difficile prevedere per Piombino e dintorni lo scoppio di una bomba sociale, «come non bisogna essere profeti - dice - per immaginare che tra i lavoratori si innescherà una vera guerra tra poveri disponibili ad accettare di tutto pur di non essere tra coloro che rimarranno senza futuro».

Tutto per dire che adesso è tempo di percorrere altre strade. Il percoso individuato inizia dalla convocazione immediata delle assemblee dei lavoratori con l’invio, prima della fine della gara di vendita, un messaggio preciso al governo: «Se il privato, chiunque esso sia, non garantirà l'acquisto dell'intero stabilimento con la relativa riassunzione di tutti i lavoratori, diretti e dell'indotto, e il rispetto dei salari e dei diritti acquisiti, sia lo Stato a rilevare lo stabilimento dandogli una proprietà pubblica».

«In fondo - chiude Francini - se il piano industriale che prevede il corex (costruito con i fondi europei) e il forno elettrico possono portare lo stabilimento in pochi anni a produrre utili, per quale motivo lo Stato non può intervenire garantendo l'interesse pubblico più importante, cioè l'occupazione per tutto il territorio? Se nelle assemblee i lavoratori sottoscriveranno, magari tramite un referendum, questa richiesta da fare al governo, si chieda subito dopo a tutte le istituzioni, Regione compresa, di fare propria questa battaglia».

Francini propone che nelle stesse assemblee dei lavoratori si decida anche che da oggi in poi la vertenza sia guidata giorno per giorno, dai vertici nazionali del sindacato. «Infatti - chiude - o la situazione della Lucchini diventa una priorità nazionale o le speranze si ridurranno a zero. Fra l'altro le assemblee indette in tempi strettissimi servirebbero a far dire ai lavoratori se è giusto sottoscrivere un accordo, come sembra stia per fare il sindacato, che chiede ai lavoratori di partecipare a corsi di formazione,con gli stessi soldi degli ammortizzatori sociali senza garantire nessuno sbocco lavorativo. Come dipendente Lucchini e iscritto Fiom chiedo al sindacato di rispondere pubblicamente a queste proposte. Se poi qualcuno dei sostenitori del mercato libero e incontrollato pensasse che l'intervento dello Stato sia una eresia dovremo convincerlo che l'unica eresia davvero inaccettabile è la disperazione di migliaia di famiglie».

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