Gioco
«Senza museo del lavoro la Fiera è deludente»
Coraldo Cavicchi, presidente onorario del Comitato per Campiglia, va all’attacco «Non è possibile tenerlo chiuso. Fra gli operatori ho sentito molto scontento»
VENTURINA. «Una fiera in diminuzione», è drastico il giudizio di Coraldo Cavicchi sulla 43esima edizione della Fiera mostra, chiusa da qualche giorno.
Cavicchi, primo presidente del Comitato cittadino nel 1971 ed attuale presidente onorario del Comitato, le ha viste tutte le precedenti edizioni e sulle ultime afferma che «Sono belle manifestazioni, ma in decadenza, perché c’è sempre meno. La fiera è cominciata insieme ai festeggiamenti del paese, per l’occasione facevamo la luminaria nelle strade, poi i fuochi d’artificio alla chiusura ed inoltre lo spazio era maggiore, penso al grande piazzale verde ora di proprietà della Bic».
Eppure il presidente della Sefi ha sostenuto che la fiera è apprezzata, soprattutto tra i commercianti che avrebbero nel numero del 70% già prenotato il posto per la prossima edizione. «Non contesto i numeri del presidente – dice Cavicchi – senz’altro ha più dati di me, però posso dire che non mi risulta che ci sia tutto questo entusiasmo tra gli espositori, e non parlo per sentito dire, ma perché ho raccolto molte delle loro lamentele».
Il cruccio principale di Cavicchi rimane comunque il museo del lavoro. «Dovrebbe essere visitato soprattutto in occasione della Fiera, invece anche quest’anno era chiuso. Il museo è di proprietà del Comune e racchiude più di 10.000 pezzi rari, tra attrezzi e macchinari. È il più grande e bello d’Italia, eppure è stato abbandonato. Esprimo il parere di molti in Val di Cornia – prosegue Cavicchi – quando dico che questo comportamento è deludente. Leggo da diverso tempo oramai di progetti grandiosi partoriti dalle menti di professori universitari per valorizzare il museo, rendere più gradevole la sua visita, ma questi progetti non si materializzano. L’argomento del museo è diventato sempre più irritante e per questo escluso dal dibattito corrente. Ecco perché mancano i voti» – conclude Cavicchi, – e perché potremmo avviarci a fare la fine di Livorno».
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