Il Tirreno

Spiagge, scoppia la polemica: «La convenzione rischia di farci fallire»

di Francesca Barone
Spiagge, scoppia la polemica: «La convenzione rischia di farci fallire»

I gestori degli stabilimenti della Costa Est chiedono a Parchi Val di Cornia di rivedere i parametri: non ci rientriamo più

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PIOMBINO. Braccio di ferro tra gli imprenditori della Costa est e la Parchi val di Cornia. Sul piatto della bilancia i canoni che gli stabilimenti balneari devono versare alla società pubblica. Tra i 50.000 euro e gli 80.000 euro l'anno. Sono queste le cifre che, come da contratto firmato nel 2003, gli imprenditori del parco della Sterpaia devono pagare alla Parchi (tre rate: 20% a maggio, 40% a fine giugno e 40% a ottobre). Cifre lievitate negli anni per l'adeguamento istat: un aumento pari al 150%. Cifre alle quali va aggiunto anche il canone demaniale, calcolato sui metri quadrati occupati. Importi che vanno da 2.000 a 6.000 euro. «Chi, undici anni fa, ha firmato, come me, la convenzione con la Parchi, si ritrova adesso a versare delle gabelle altissime – commenta Fabrizio Lotti, bagno La Capannina, presidente del Consorzio balneari Costa est – all'inizio pagavo 40.000 euro che poi con l'adeguamento istat sono diventati 70.000. Stare nella convenzione ci sta economicamente penalizzando, se non portando al fallimento». Il contratto scadrà a fine anno. Chi vorrà potrà però prorogarlo fino al 2020. Se qualcuno degli imprenditori dovesse tirarsi indietro, la Parchi metterebbe subito a gara l'ambito di servizio. A quel punto, il nuovo vincitore dovrebbe poi confrontarsi con il vecchio concessionario e trovare un accordo per le strutture di proprietà (ad esempio, le cabine). Altrimenti, il nuovo concessionario dovrà demolire e ricostruire tutto rispettando le richieste del bando. «Visti i soldi e le energie investite nelle nostre attività – dice Lotti – nessuno vorrebbe lasciare ciò che ha costruito con sacrificio, ma non è più possibile pagare queste cifre e trovarci privi di servizi. Abbiamo atteso fino al 2007 per avere le fogne. In undici anni la parchi ha preso circa 4.500.000, ma non abbiamo neppure l'acqua nei parcheggi».

«Accettando le condizioni del bando noi imprenditori abbiamo costruito i bazar e centinaia di cabine. Dal 2003 al 2014, però, il mondo è cambiato, la gente chiede servizi come il Wi-Fi e parcheggi coperti, dotati di acqua, bagni e di sistemi di pagamento computerizzati, e non le cabine, da cui lo scorso anno ho preso solo 2.300 euro. Dato che siamo vicini alla scadenza del contratto, chiediamo di sederci ad un tavolo con la Parchi e rivedere la convenzione».

«Anche se ci fosse la volontà politica di rivedere il contratto, mancano però i giusti strumenti giuridici - risponde Luca Sbrilli, presidente della Parchi val di Cornia – In questi anni c'è stata una grande sinergia tra la Parchi e gli imprenditori. Tutti insieme abbiamo fatto un ottimo lavoro. Se ci fosse la possibilità di togliere le cabine e ridurre il canone io sarei d'accordo. Per adesso, però, questo percorso non è fattibile perché c'è un vincolo dei contratti. Mi viene da chiedere se al momento della firma gli imprenditori avessero fatto i dovuti conti di quanto avrebbero pagato dopo 15 anni». Qualcuno li ha fatti. Marco Vannucci è il proprietario del bagno Curacao a Carlappiano. Lui, come altri sulla Costa est, non ha partecipato al bando. «La mia è stata una scelta prettamente economica – spiega – Mi sembravano cifre da capogiro. Avevo l'impressione che non ci sarei mai rientrato. Sono stato svantaggiato perché sono stato spostato di 100 metri, allontandandomi dal parcheggio. Ma col senno di poi credo di aver fatto la scelta giusta. Sapevo che non mi avrebbero potuto togliere la concessione demaniale che avevo dal 1989. Mentre chi aveva già una baracchina, non partecipando al bando rischiava di perderla. Io ho dovuto rinunciare all'edicola e alla rivendita di frutta e verdura. Non ho la corrente elettrica, ma per le docce, i bagni e il Wi-Fi utilizzo l'energia solare. Oggi potrei anche valutare la possibilità di sposare il progetto Parchi, ma di sicuro non a cifre così elevate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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