Il Tirreno

Medici ospedalieri verso lo sciopero

Medici ospedalieri verso lo sciopero

Solo a Villamarina mancano otto dottori, i reparti più penalizzati rimangono il Pronto soccorso e la Medicina

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PIOMBINO. Medici ospedalieri verso lo sciopero. A mettere d’accordo tutti i sindacati di Asl6 è la mancanza di personale. Con conseguenze su ferie e riposi e, quindi, sui servizi e, a cascata, sulla sicurezza dei pazienti.

Le sigle sono complicate. Eccole: Aaroi Emac, Anaao Assomed, Cgil Medici, Cimo, Cisl Medici, Fassid, Fesmed, Fials, Fvm, Sds Snabi, Uil Fp.

Oggi tra le 15 e le 17 i camici bianchi si riuniranno in assemblea (sala convegni Villamarina). Lo hanno già fatto a Cecina e a Livorno, dove la situazione degli organici è analoga.

Rimaniamo qua, dove di medici ne mancano otto. Significa un totale di circa 11.500 ore di lavoro sottratte alle necessità dei reparti.

Il disagio più forte lo subisce il pronto soccorso, dove la pianta organica segna meno 4 (equivalenti a 6 mila ore), meno due in medicina, meno uno in urologia e meno uno in radiologia.

La traduzione pratica, per le organizzazioni sindacali, è l’impossibilità di fare le ferie, la necessità di coprire i turni saltando i riposi e, contemporaneamente, l’allungamento delle liste d’attesa, il rinvio di sedute operatorie, il dimezzamento delle attività ambulatoriali.

Nella piattaforma, anche alcune indennità contrattuali non corrisposte. A compattare il fronte sindacale, però, è la programmazione dei servizi, con un modello organizzativo che vede il medico ospedaliero nel mezzo tra le esigenze di cura dei cittadini di cui deve farsi carico, e le scelte dei dipartimenti aziendali. Distanti dalle necessità.

Il circuito che si innesta è poco virtuoso. Prendiamo medicina: 53 posti-letto dove finiscono pazienti con le patologie più disparate. «Mancano i medici, e allora chi c’è non va in ferie e salta i riposi. Si finisce con l’offrire un servizio carente al cittadino. Che, se può, preferisce rivolgersi altrove», commenta Paolo Camelli (segretario provinciale Uil Fp). «Conseguenza logica, sono le fughe verso altri presidi, per le quali l’Asl deve pagare ogni anno fior di quattrini», aggiunge il sindacalista.

Solo per lo scorso anno, si parla di cento milioni. Di un quinto dei finanziamenti assegnati dalla Regione che, invece di finire in investimenti e assunzioni, va ad ingrossare le casse di altre aziende sanitarie o ospedaliere.

I dubbi dei sindacati si concentrano sui motivi alla base delle scelte Asl, anche alla luce del fatto che i reparti più critici sono gli stessi in tutti i presìdi della zona.

«Cosa c’è dietro? E’ la mancanza di chiarezza ad inquietare di più. In cinque anni - chiude Camelli - l’azienda ha tagliato spese di personale per 18 milioni. Possibile che di fronte ad una cifra del genere non riesca a ricavare un po’ di risorse per ripristinare gli organici? E allora, la sensazione è che non lo si voglia fare. Magari, preferendo galleggiare fino a dopo le regionali dell’anno prossimo, per poi mettere mano ad un’ulteriore riorganizzazione».

Valeria Parrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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