Il Tirreno

Acciaio, le previsioni vedono la Cina al 51% di produzione

di Giorgio Pasquinucci
Acciaio, le previsioni vedono la Cina al 51% di produzione

Dati non rassicuranti arrivano dalla fiera “Made in steel”: il futuro per Piombino potrebbe essere solo nel Corex

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PIOMBINO. Panorama quasi surreale quello di una fabbrica che ha perso il suo cuore. Dalle 10,56 del 24 aprile l'altoforno si è fermato e le speranze di riportarlo in vita si sono sempre più affievolite. È accaduto quello che sembrava impossibile nella città dell'acciaio il cui destino è ora appeso a un filo. A fine maggio è scaduto il tempo concesso alle società che hanno presentato una manifestazione d'interesse per fare la due diligence.

Di fatto in campo sono rimasti solo gli indiani della Jindal Steel and Power e della Jindal South West. Due fratelli, Naveed e Sajjan, che si contendono a la parte più sana della Lucchini, i laminatoi.

Il 18 giugno, fra nove giorni, scadrà il termine per un’offerta vincolante di acquisto e le speranze sono concentrate nella disponibilità fatta intravedere dalla Jsw di riprendere a Piombino la produzione di acciaio, sia pur con un forno elettrico accompagnato da un impianto con tecnologia Corex.

Nel frattempo è arrivato l'accordo di programma: 270 milioni a disposizione per riconvertire la fabbrica, avviare le bonifiche e sviluppare le infrastrutture. Un fatto nuovo che potrebbe stimolare l'acquirente Lucchini ad intraprendere un percorso nuovo per la siderurgia piombinese.

Percorso che non può non tener conto delle tendenze dell’acciaio disegnate a Milano nel convegno organizzato dal Siderweb, portale specializzato in informazioni sul mondo della siderurgia, in preparazione della sesta edizione del Made in Steel, la fiera dell'acciaio (maggio 2015, all'interno dell'Expo).

Quanto è quale acciaio nel 2030? I dati presentati da Gianfranco Tosini, responsabile ufficio studi di Siderweb parlano chiaro. Il declino dell’Europa, che nel 1995 produceva un quarto della produzione mondiale d'acciaio, è segnato. Nel 2013 la Cina ha prodotto 779 milioni di tonnellate d'acciaio (il 49,2% del fabbisogno mondiale), seguita dagli altri paesi asiatici con 280 milioni (il 17,7%). Nel 2030 la Cina produrrà il 51% della produzione mondiale, gli altri paesi asiatici il 16,6%. Gli Usa riusciranno a tenere, ma l’Europa vedrà ridotta la sua quota al 9%.

Due soli produttori del vecchio continente resteranno nel novero dei primi 50 del mondo, probabilmente la Mittal (che poi tanto europea non è) e la Tyssen. Ma ancora più interessante è quanto lo studio di Tosini fa intravedere sulla tendenza allo spostamento tra le produzioni da ciclo integrale a forno elettrico: una tendenza all'abbandono degli altiforni che coinvolgerà i paesi produttori, a cominciare dai nuovi, in Africa e nel Medio Oriente. E per conferire sempre maggiore qualità all'acciaio del forno elettrico, il futuro secondo Tosini è il preridotto, che si ottiene riducendo direttamente il minerale di ferro in impianti alimentati da gas naturale. E ad avvantaggiarsene sarebbero soprattutto gli americani grazie allo shale gas, ricavato dalle rocce argillose, e i grandi produttori di metano, con l'Africa in primo piano.

A Piombino lo Rdi (preridotto) potrebbe essere fornito da un impianto del tipo Corex, che oltre ad assicurare ghisa per realizzare le produzioni di maggiore qualità, amplierebbe la gamma del produzioni di un eventuale forno elettrico al di là di quelle possibili con l'uso del solo rottame.

Inutile pensare che l'Occidente possa uscire da una crisi di cui il professore Domenico De Masi, docente di sociologia all'Universitá di Roma non sembra neanche voler sentirne parlare. E' in atto infatti, a suo giudizio, una irreversibile ridistribuzione della crescita, del resto dimostrata dalle cifre fornite al convegno sulla evoluzione del Pil dei Paesi emergenti.

Ma allora l'acciaio ha ancora un futuro? Se ne è detto convinto l'antropologo Bipak R. Pant, coordinatore dell'unità di studi interdisciplinari per l'economia sostenibile dell'Università Cattaneo. Cosa c'è di più riciclabile dell'acciaio? I paesi industrializzati posso non contare su una grande quantità di rottame. Il problema forse si sposterà di nuovo quando anche la Cina sposterà le sue produzioni dagli altiforni alle acciaierie elettriche. Ma è di conforto ciò che sostiene il professor Giorgio Barba Novaretti, ordinario di economia politica all'Università di Milano, sull'evoluzione manifatturiera. «La crescita rallenterà ma ci sara». Quella della Cina viene dalla dimensione occupazionale. Ma la futura concorrenza, secondo Novaretti, non si giocherà più sul costo del lavoro bensì sul valore aggiunto.

La produttività europea è superiore a quella cinese che si regge sull'impiego della manodopera. L'occidente non sarà spazzato via dalla produzione industriale se sarà in futuro competere sul terreno del valore aggiunto della proprie produzioni, acciaio compreso.

Su questa strada conterà molto la trasformazione delle imprese, la formazione di cluster, la capacità di aggregazione per reagire in tempo reale alle variazioni del mercato e alle esigenze del cliente, come dimostra l'esperienza avviata dall'ingegner Stefano Scaglia per una "fabbrica intelligente". La fine della fabbrica fordista, il cui esempio è proprio l'impero costruito da Luigi Lucchini, e un dato scontato per Aldo Bonomi, direttore del consorzio Aaster che ha svolto studi per conto di Siderweb. Dopo la crisi non si tornerà ai modelli precedenti. L'industria, compresa quella dell'acciaio, dovrà compiere una "metamorfosi".

La strada indicata è quella del cambiamento produttivo nella direzione della greeneconomy. «Il capitalismo deve - secondo Bonomi - incorporare il concetto di limite». Ed in questo la parte centrale é riservata alla innovazione tecnologia e alla capacità di ricostruire una filiera dell'acciaio.

In Italia, ha ricordato il direttore di Siderweb Emanuele Morandi, ci sono 100 produttori di acciaio, 1500 distributori, 1000 aziende che conferiscono rottame e 250.000 utilizzatori. Mondi che non comunicano.

Fare rete e la proposta che viene dal portale web bresciano che a Milano, in un luogo simbolico, le ex officine Caproni, ha aperto una riflessione sul futuro dell'acciaio che proseguirà fino all'appuntamento del maggio dell'anno prossimo con la sesta edizione del Made in Steel, nella più ampia cornice di Expo 2015.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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