Il Tirreno

I dipendenti fanno ripartire la Indal

di Francesca Lenzi
I dipendenti fanno ripartire la Indal

L’azienda è in liquidazione, in 10 aprono una cooperativa e scommettono sul rilancio: «Sei mesi per capire se ce la faremo»

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SUVERETO. Usare i soldi della disoccupazione vestendo i panni degli imprenditori di se stessi per continuare a lavorare. È quanto hanno fatto dieci ex dipendenti della Indal 2000 di Suvereto, messa in liquidazione lo scorso febbraio prima di imboccare la strada del concordato preventivo che ne ha in pratica evitato il fallimento.

Una crisi, quella toccata all’azienda di distribuzione alimentare di Suvereto, iniziata nel 2012 e culminata negli ultimi mesi. Nel mezzo anche il tentativo della solidarietà per far fronte ai 13 licenziamenti decisi dalla società. Un accordo quindi del 50% di lavoro per i 27 dipendenti, decaduto però dopo appena un mese con la messa in liquidazione.

Da lì il futuro già incerto dei lavoratori si è fatto nerissimo, con ipotesi non chiare e soluzioni concrete. Le due più realistiche riguardavano la nascita di una cooperativa fra i dipendenti o l’acquisizione di un soggetto interessato a rilevare l’azienda. In quest’ultimo caso si era fatta avanti la Doreca , società del Gruppo Tuo, sorta a Roma nel 1993, specializzata nella fornitura di prodotti alimentari e bevande sia al dettaglio che all’ingrosso.

«Dopo aver sondato il terreno però non ha mai presentato un’offerta vera e propria», spiega Fabrizio Giannelli, magazziniere 53enne dell’Indal 2000, oggi presidente della nuova cooperativa nata dalle ceneri dell’azienda suveretana. Già, perché alla fine la strada scelta è stata proprio quella dell’impresa collettiva.

La cooperativa. Dieci ex dipendenti della Indal 2000 hanno deciso di usufruire di una legge del decreto Renzi che prevede la possibilità di chiedere l’anticipo dell’indennità di disoccupazione da destinare a capitale sociale per la costituzione della cooperativa. Il risultato? Circa 100mila euro, «una partenza per arrivare a un capitale sociale più forte, raggiunto con il coinvolgimento di altri finanziatori – afferma Giannelli – Sono così diventati soci a tutti gli effetti la Coopfond e la Cfi Cooperazione Finanza Impresa che sostengono il progetto con altri 200mila euro».

Contratto di affitto. La nuova avventura per gli ex dipendenti della Indal 2000 è ufficialmente iniziata quattro giorni fa, quando è stato firmato, su mandato del tribunale, il contratto d’affitto di sei mesi al termine dei quali i lavoratori decideranno se acquistare o meno l’azienda. Sei mesi, compreso il periodo estivo storicamente importante per settori di questo genere, che daranno la giusta misura delle prospettive della nuova realtà.

Dopo sei mesi. Le possibilità alla scadenza del contratto di affitto non rinnovabile è l’acquisto o il rifiuto. Nel primo caso l’azienda verrebbe comprata dagli ex dipendenti riunitisi nella cooperativa con i crediti maturati nei confronti della Indal 2000, da una parte il Tfr, dall’altra gli oneri differiti coincidenti con stipendi arretrati, ferie non pagate, ecc. Inoltre, con ogni probabilità, i lavoratori dovrebbero cambiare sede. L’accordo infatti prevede la possibilità di acquisto dell’azienda ma non degli immobili. «A dire il vero per noi non è importante restare in uno spazio per le nostre esigenze sovradimensionato», puntualizza Giannelli. In caso invece di non acquisto, gli ex dipendenti rimarrebbero creditori, potendo ricevere gli stipendi arretrati davanti a un nuovo compratore. Anche nella previsione più pessimistica tuttavia va sottolineato come l’Inps garantisca le ultime tre mensilità e il Tfr.

Nuova organizzazione. «L’idea della cooperativa è nata da un ipotetico fatturato di 4 milioni – racconta Giannelli – Calcolando che il costo del personale dovesse essere sotto il 10% del totale, le persone da reimpiegare erano circa una decina. Partendo da uno zoccolo di 5-6 lavoratori già interessati, abbiamo comunque contattato tutti chiedendo disponibilità all’iniziativa. Alcuni hanno accettato, altri no, per vari motivi. Qualcuno ha trovato un nuovo lavoro, altri invece no». Per questi ultimi resta l’indennità di disoccupazione: per chi ha meno di 50 anni sono garantiti 8 mesi, per chi ne ha più di 50 sono 12 mesi, per chi supera i 55 anni fino a 14 mesi. «La nuova organizzazione vede tre autisti, tre magazzinieri e quattro amministrativi che si occupano anche di vendita – spiega Giannelli – Io nello specifico rimango magazziniere, ora anche presidente della cooperativa. La novità è un tipo di vendita esclusivamente telefonica o tramite internet. In relazione agli altri ex dipendenti aggiungo che come cooperativa possiamo anche assumere personale. Ecco, l’impegno, attraverso l’eventualità di un protocollo di impresa, è proprio nei confronti degli ex colleghi in caso di qualche assunzione». «La scommessa è continuare a fare il nostro lavoro cercando di fare impresa – continua Giannelli – Barattiamo la solidarietà con il lavoro, trasformando un contributo assistenziale pubblico in strumento produttivo. Il 10 luglio avremo il primo stipendio dopo nove mesi. Voglio ringraziare chi ci ha aiutato finora, dai sindacati alle istituzioni, il commercialista Enrico Pecchia, le varie consulenze, il tribunale, l’Inps. Di solito in Italia ci si lamenta, ma per quanto ci riguarda abbiamo trovato fortunatamente tante porte aperte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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