Il Tirreno

Dal Giglio alla Corsica per la Concordia

di Alessandro De Gregorio
Dal Giglio alla Corsica per la Concordia

Al via una petizione tra i sindaci della costa e delle isole per dire sì a Piombino e no al passaggio nel santuario dei cetacei

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PIOMBINO. Dal mare una ventina di barche hanno seguito il sopralluogo del governatore Enrico Rossi sulla nuova banchina in costruzione al porto, al di là della Chiusa, nel perimetro industriale.

A terra, insieme a politici, amministratori, studenti, circa 150 operai e sindacalisti hanno manifestato srotolando questo striscione: «A tutela dell’ambiente e del lavoro. Concordia a Piombino».

Con loro, tutti i sindaci della zona e non solo, perché questa vertenza non riguarda soltanto Piombino e la Val di Cornia.

Lo ha spiegato il sindacalista Mirko Lami: «Abbiamo fatto una proposta al sindaco Giuliani, primo firmatario di una petizione da far girare tra tutti i sindaci della costa tirrenica, dell’isola d’Elba, del Giglio e anche della Corsica. Chiediamo al Governo una decisione netta sulla Concordia. Noi vogliamo quella nave, che possiamo smantellare qui in tutta sicurezza. Una nave che contiene 700 tonnellate di acque nere, 40 tonnellate di liquido wc, 18 tonnellate di batterie: se dovesse fare un viaggio di 5 giorni attraverso l’arcipelago toscano, il santuario dei cetacei e succedesse una disgrazia i danni sarebbero incalcolabili. E poi la stessa legge del mare che lo dice: una nave in difficoltà va portata nel porto più vicino, non in quello più lontano».

Il sindaco Massimo Giuliani ha detto di aver già ottenuto l’adesione di tanti sindaci a partire da quello di Suvereto, Giuliano Parodi. Giuliani ha puntato anche sull’aspetto sociale e occupazionale, su quello che potrebbe significare la Concordia sia come fonte di lavoro diretto che come apripista per il polo di rottamazione: «I lavoratori devono essere anche accompagnati in questo periodo di crisi che si protrarrà non sappiamo per quanti mesi o anni».

Anche il governatore Rossi, dopo l’aspetto ambientale, si è soffermato su «una questione sociale esplosiva, abbiamo migliaia di persone che rischiano il posto di lavoro e che con grande dignità hanno chiesto allo Stato non di essere mantenuti ma di stare qui, con un contratto di solidarietà, guadagnando meno pur di lavorare e presidiare l’area della siderurgia in attesa che si riprenda a produrre acciaio a Piombino. Noi andiamo avanti, tutti insieme, con forza e rigore. Sapendo che ci sono battaglie che si combattono fino in fondo, per poter dire ai nostri figli che ci abbiamo provato. Vedo che a volte, provando, i risultati si ottengono. Un bel pezzo di lavoro sul porto di Piombino è stato fatto, se continueremo con questo impegno sono certo che per la città e la Toscana ci saranno altri risultati».

Intanto il porto cresce a vista d’occhio. Sono 700 i metri lineari di scogliera ad argine del molo nord già realizzati e 240 quelli dell’argine sud. Da febbraio sono stati costruiti 950 metri su 1.200 metri di banchina, 20 metri al giorno. E sono pressoché ultimate anche le operazioni preliminari al dragaggio, a partire dalla bonifica degli ordigni bellici e dalle attività di monitoraggio e salvaguardia per la tutela degli ecosistemi marini. L’escavo dei fondali inizierà il 10 luglio, quando entrerà in funzione una prima draga che a Ferragosto sarà affiancata da una seconda. Intanto è arrivata la prima nave che ha trasportato i materiali occorrenti alla realizzazione della banchina: 111 tubi di 38 metri e del peso di 56 tonnellate ciascuno. Anche le 220 palancole d’acciaio che dovranno sostenere il terreno sono già in cantiere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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