Il Tirreno

A Campiglia una stazione senza la biglietteria

di Guido Fiorini
A Campiglia una stazione senza la biglietteria

Cassa chiusa e macchinette guaste: la protesta di una ventina di viaggiatori diretti a Salerno

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CAMPIGLIA. La triste scritta “chiuso” dove fino a qualche tempo fa trovavi una persona che ti faceva il biglietto, accanto una macchinetta automatica con la scritta “non disponibile”, l’altra a fianco, apparentemente in funzione. Ma solo a prima vista.

Perché nessuno dei circa venti viaggiatori che volevano fare il biglietto è riuscito a farselo emettere: assenza di collegamento e poi la scritta “impossibile procedere per problemi tecnici”. Non meglio identificati, ma sufficienti a far arrabbiare chi doveva prendere il treno.

Questa era la situazione domenica 1 giugno, nel pomeriggio, alla stazione di Campiglia, l’unica vera della Val di Cornia, l’unico accettabile collegamento con il mondo via strada ferrata. Ma le Fs risparmiano, sulla pelle dei viaggiatori, automatizzano e se non funziona niente, in fondo, è lo stesso.

A fianco della stazione, a dire il vero, c’è il simpatico edicolante. Ti accoglie col sorriso e qualche biglietto ce l’ha, ma solo di quelli a fascia chilometrica, al massimo per andare a Firenze con un regionale o a Piombino.

Solo che domenica 1, in stazione, c’erano una ventina di persone che dovevano prendere l’Intercity diretto a Salerno, quello che ferma a Grosseto, Civitavecchia, Roma, Latina, Napoli, insomma, quello che collega la Val di Cornia con il sud d’Italia. E non tutti, c’erano anche persone anziane in attesa dell’Intercity 511 diretto al sud, hanno dimestichezza con le prenotazioni on line, le app sullo smart-phone e tutte le moderne soluzioni che le Ferrovie hanno introdotto per semplificare da una parte la vita a chi le sa usare, ma anche per risparmiare sul personale in stazione, quello che mentre compravi il biglietto ti sapeva anche dare un consiglio, o indicare una coincidenza.

Così in tanti erano innervositi, hanno provato a protestare ma, essendo una stazione deserta, non hanno potuto fare altro che imprecare al cielo, o magari chiedere al cane “Lampo”, la cui scultura è lì fuori, come facesse a prendere il treno quasi ogni giorno. Forse perché negli anni ’50 i treni erano più lenti, ma il rapporto con la clientela era decisamente migliore. Così quei venti viaggiatori sono saliti sul treno lo stesso: avranno fatto il biglietto a bordo, senza poter scegliere il posto, ovviamente. E esponendosi al rischio di pagare la sovrattassa.

Certo è che l’unica stazione a servizio di tutta la Val di Cornia, la stazione dove, bene o male, 4 Frecciabianca (2 per ciascuna direzione) e 6 Intercity (3 e 3) arrivano ogni giorno, è lasciata nel totale abbandono dalle Ferrovie.

Il tutto mentre Piombino non ha quasi più uno scalo vero e proprio, isolato dal mondo per chi viaggia in treno e certo non messo molto bene per chi viaggia in auto, visto che la strada per arrivarci è sempre e solo una. In vista di una rinascita della città, con i soldi dell’accordo di programma, si dovrà guardare anche a questo.

Che sia acciaio o che siano turisti, in qualche modo devono arrivare.

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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