Sicurezza
Morte in ospedale, Nas ancora al lavoro
Intanto si aspetta l’autopsia per chiarire le cause del decesso di GilbertoTongiorgi, avvenuto dopo una trasfusione
PIOMBINO. La sacca sequestrata dai Nas dopo la morte di Gilberto Tongiorgi contiene il sangue di un donatore livornese. L’informazione circola tra gli addetti ai lavori ed è uno dei pochi elementi che scalfiscono la riservatezza che avvolge il caso.
Sarà l’autopsia, eseguita domani o martedì, a chiarire le cause della morte del pensionato settantenne di Piombino, avvenuta a Villamarina giovedì.
Tongiorgi, lo ricordiamo, è deceduto a distanza di poche ore da una trasfusione durante la quale ha accusato un malore gravissimo che ha indotto i medici ad interrompere il trattamento.
Dalle analisi si dovrà capire se il sangue fosse stato infettato da un batterio e, quindi, se l’uomo sia stato ucciso da uno shock settico devastante e rapidissimo, provocato dal microrganismo. La contaminazione potrebbe essere avvenuta in fase di prelievo del sangue. E questo metterebbe sotto accusa il cattivo funzionamento delle procedure di sterilizzazione dell’agocannula.
Un’altra possibilità, evidenziata dall’Asl nel comunicato di ieri, è che l’infezione fosse già in atto. Sembra esclusa, invece, l’ipotesi di un’incompatibilità tra il sangue trasfuso e quello del ricevente.
La direzione aziendale ha aperto un’indagine interna che sta interessando tutti i reparti coinvolti: oltre all’unità di medicina trasfusionale, il pronto soccorso, la cardiologia, (dove Tongiorgi ha ricevuto il sangue), e la rianimanzione, dove è avvenuto il decesso.
Dopo la denuncia dei familiari ai carabinieri (l’uomo lascia la moglie e due figlie) la procura ha aperto un’inchiesta coordinata dal pm Gianfranco Petralia. Al momento, sono 19 gli avvisi di garanzia emessi, mentre i Nas continuano le loro indagini.
Come tutte, anche la sacca incriminata (la terza somministrata a Tongiorgi) arrivava da Livorno. Perchè è lì che viene convogliato il materiale raccolto, grazie ai donatori, nei centri trasfusionali della provincia (oltre al capoluogo, Piombino, Cecina, Portoferraio). Ed è a Livorno che, sacca per sacca, il sangue viene «lavorato» con tecniche che permettono di separare piastrine, plasma e, come nel caso in questione, emazie.
Completato il procedimento, i tre prodotti vengono distribuiti nei presidi ospedalieri dell’Asl6 senza necessariamente rientrare nel luogo di partenza. Ogni fase è perfettamente tracciabile.
Fino ad un paio d’anni fa, ciascun ospedale operava in piena autonomia: donazione-lavorazione-trasfusione. Senza viaggi per tutta la provincia.
Poi, le sacche hanno seguito lo stesso destino delle provette con il famoso «tour», che ha portato al depotenziamento dei laboratori decentrati e all’accentramento su Livorno.
Ieri i Nas sono tornati a Villamarina e in altri presidi della zona. Oltre al sequestro di materiale biologico e di documentazione sanitaria, l’indagine sta analizzando le tecniche di trasporto e di arrivo delle sacche. (v.p.)
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