Il dolore
«Soldi spariti al Cup», cassiera a processo
La donna è accusata di peculato: in tre anni ammanchi all’Asl per 45mila euro, e spunta anche un’altra indagata
LIVORNO. In poco più di tre anni, tra il 2007 e il 2010 si sarebbe intascata i soldi dei rimborsi sui ticket destinati ai clienti dell’Asl 6 per una cifra complessiva che sfiora i 45mila euro. È questa l’accusa del pubblico ministero Gianfranco Petralia nei confronti di Isabella Maggio, 31 anni appena compiuti, residente a Porto Azzuro, ex dipendente della cooperativa integrata Capodarca alla quale l’azienda ospedaliera ha appaltato il servizio di registrazioni e riscossione del Cup, il centro unico per le prenotazioni, nei comuni di Porto Azzurro e Rio Marina.
L’indagine è scattata nel 2011 dopo un controllo a campione da parte dell'ufficio amministrativo dell'Asl che riguardava la mappatura dei rimborsi eseguiti da ogni singolo operatore del Cup. È esaminando i dati statitici che è emerso un numero «anomalo di rimborsi» eseguiti dall’imputata. Che sia stata la donna ad eseguire le operazioni incriminate risulterebbe dalla password usata.
Secondo gli inquirenti, ogni anno sarebbero state eseguite dal suo computer un centinaio di operazioni per le quali manca la documentazione. Ma per capire l'impianto accusatorio (e le obiezioni della difesa) è necessario spiegare come funzionano i rimborsi per le visite al Cup. «Quando un cliente si presenta - spiega chi ha studiato il meccanismo - prenota le visite che deve effettuare e nel caso in cui si scopra successivamente che il paziente è in qualche moto esentato o ha pagato una cifra superiore a quella dovuta, scatta il rimborso che deve essere accompagnato da una serie di documenti che attestino l'operazione».
È da questa premessa che è possibile capire il capo d'imputazione che viene contestato all’operatrice. «Si appropriava - si legge - in più occasioni, di somme di cui aveva la disponibilità; in particolare facendo risultare come avvenuti rimborsi per prestazioni sanitarie non eseguite che in realtà erano state regolarmente effettuate per l'ammontare di 44.387,34 euro». Di seguito ci sono 28 pagine dentro le quali sono elencate tutte le operazioni contestate. Si tratta per lo più rimborsi che vanno da un minimo di 20 a un massimo di qualche centinaia di euro con il nome e il cognome del cliente che sarebbe stato raggirato.
Una ventina di questi, giovedì scorso sono comparsi davanti ai tre giudici che compongono il collegio che dovrà verificare le accuse contestate all'imputata. Spiega il legale della donna, l'avvocato Lorenzo Calvani: «Tutti i testi hanno confermato di essersi recati al centro prenotazioni, ma nessuno ricorda il giorno nel quale ha fatto la prenotazione».
Questo particolare però sarebbe decisivo perché tutte le operazioni contestate all'imputata sarebbero avvenute nel giro di pochi minuti dalla prenotazione iniziale. Un meccanismo che fa sostenere alla difesa (vedi l'articolo a fianco)che si tratterebbe di un errore del sistema che porterebbe con sé n due conseguenze processuali: le operazioni sarebbero nulle e non ci sarebbe stato un passaggio di denaro. Isabella Maggio non è l'unica operatrice del Cup accusata di peculato. Dalla Procura, infatti, emerge anche un’altra indagine a carico di una collega. «È indagata ma l'indagine non è ancora stata chiusa».
Per quanto riguarda il procedimento arrivato in aula, la prossima udienza è stata fissata per l’inizio di luglio. In quella occasione sarà ascoltata l’imputata che dovrà spiegare i centinaia di rimborsi incriminati. Poi toccherà ai testi della difesa. Il tentativo dell’avvocato Calvani sarà quello di dimostrare che il programma in uso al Cup elbano non ha un sistema che permetta di annullare le operazioni. Oltre al procedimento penale Isabella Maggio ha in corso anche una causa civile nei confronti della cooperativa che nel momento in cui è venuta fuori l’inchiesta ha licenziato la dipendente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
