Sicurezza
A spasso col cane in mezzo ai divieti
Difficile a Piombino trovare uno spazio verde che non sia interdetto agli animali, ma la legge regionale dice il contrario
PIOMBINO. È un pomeriggio di sole e la temperatura primaverile invita a farsi una passeggiata. Meglio se a sei zampe. A farmi compagnia c’è infatti Baldo, 6 anni, splendido incrocio di bracco e spinone, di oltre 40 chilogrammi.
Tanto per iniziare con il piede giusto è bene fare tappa al mare, così che il mio compagno d’avventura possa sfogarsi un po’ e divertirsi prima di infilarsi in mezzo al traffico cittadino. Prima riflessione: l’argomento “cane” è particolarmente sentito a Piombino, come in qualsiasi altra città. C’è chi ama gli amici pelosi, chi li tollera, chi proprio non li sopporta, sostenuto involontariamente sulla linea dell’insofferenza dai padroni incivili che abbandonano i “ricordini” del proprio animale lungo strade e marciapiedi. La convivenza spesso non è semplice tra occhiatacce o rimproveri che talvolta sfociano in autentiche liti. «Ma gliela fa fare sotto la finestra di casa?». «Bel lavoro, proprio sulla mia macchina gliela devi far fare?». Sono solo alcune frasi con cui il proprietario deve in alcuni casi confrontarsi.
Noi, io e Baldo, siamo educati e se le cosiddette deiezioni solide le togliamo, per quelle liquide c’è poco da fare. Certo un bel pezzo di terra e erba farebbe al nostro caso, e arrivati all’incrocio di via De Sanctis con viale Michelangelo guardiamo con un sorriso il campino da calcetto ma soprattutto lo scampolo di erba a lato. Stiamo per entrare quando ci blocchiamo: un cartello di ingresso vietato ai cani ci sorprende e invita ad andare altrove. Un po’ più avanti troviamo la pinetina sotto l’istituto di Ragioneria, ma anche qui il solito cartello. Camminiamo per tutto viale Michelangelo, sino a scendere in lungomare Marconi. Siamo anche un po’ stanchi e il parco Caduti nei lager nazifascisti farebbe al nostro caso, con le panchine immerse nel prato verde. Eppure anche stavolta il divieto di accesso ai cani ci fa sentire indesiderati, oltre che potenzialmente sanzionabili.
Procedendo verso il centro, all’altezza dell’intersezione tra lungomare Marconi e via Salivoli, un altro pezzo di erba, dotato di alcune panchine, in verità neppure troppo curato, mostra, ad altezza terra, il cartello di divieto. Quasi sconsolati continuiamo arrivando alla baracchina di legno incastonata tra il mare e il cordone dell’area erbosa che disegna la curva di lungomare Marconi in direzione dell’Esperia. Manco a dirlo l’avviso con tanto di proibizione all’indirizzo di Baldo campeggia nel prato.
Camminando camminando arriviamo in viale Amendola fin dopo la Sorgente dove sulla collinetta è presente uno sparuto spazio giochi per bambini, “difeso” dal solito cartello di divieto.
Ecco, prima di andare avanti, facciamo un po’di chiarezza. La legge regionale del 20 ottobre 2009 parla chiaro: «Ai cani accompagnati dal proprietario o da altro detentore è consentito l’accesso a tutte le aree pubbliche e di uso pubblico, compresi i giardini, i parchi e le spiagge», fermo restando obbligatorio l’uso del guinzaglio e, qualora previsto dalle norme statali, della museruola. Al caso nostro fa anche un altro punto della suddetta legge: «È vietato l’accesso ai cani in aree destinate e attrezzate per scopi particolari, come le aree giochi per bambini, quando a tal fine sono chiaramente delimitate e segnalate con appositi cartelli di divieto e dotate di strumenti atti alla custodia dei cani all’esterno delle stesse». Già, perché a Piombino o si esce col cane o col bimbo, insieme è molto più difficile. A darne conferma anche altre situazioni, come il giardino di piazza della Costituzione, vietato ai cani, così come quello dell’Orto dei frati, senza però spazi dove lasciare il cane se il bimbo va ai giochini.
Baldo vive nel centro storico, e prima di tornare a casa, abbiamo il tempo di vederci sbattuto in faccia un altro avviso di divieto anche in zona Cittadella, esattamente in un paio di aree verdi di fronte alla Misericordia. Ma altri casi del genere non mancano, come i cartelli posizionati all’entrata del piccolo parco in viale del Popolo, o in via Buozzi, con giardini tenuti male e cartelli addirittura girati rispetto all’entrata, quasi si vergognassero loro del veto ai cani. Per non parlare del “prato” incolto in via Lerario, subito dopo aver svoltato da via Risorgimento; un ritaglio di erba alta tra un parcheggio e l’imbocco a una garage che non si spiega proprio perché debba essere interdetto a un cane, dal momento che non ha niente da preservare se non ciuffi d’erba incolta nei quali Baldo potrebbe tranquillamente muoversi mentre un maltese rischierebbe la scomparsa.
Come mai se la legge regionale permette piena libertà agli amici a quattro zampe a Piombino imperversano cartelli di divieto? «Nel regolamento comunale abbiamo previsto alcune limitazioni – afferma la comandante dei vigili urbani, Angela Galeazzi – In realtà c’è una diatriba sull’argomento. La legge regionale in effetti prevede che possano entrare ovunque e alcuni comuni si sono attrezzati togliendo i cartelli, in altri casi no». A Piombino per ora no.
Eppure in parchi e giardini i cani possono entrare, almeno secondo la Regione. Certo, muniti di guinzaglio e senza dimenticare la raccolta delle deiezioni solide, pena multa che si aggira sugli 80 euro.
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