Il Tirreno

Le preziose sorprese emerse dagli scavi per le fogne a Baratti

di Melisanda A. Massei
Le preziose sorprese emerse dagli scavi per le fogne a Baratti

Esposti al museo di Cittadella i corredi delle 15 tombe etrusche e romane trovate durante i lavori. Gli esperti: «Reperti importanti»

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PIOMBINO. La saletta piena, i volti attenti e incuriositi. L’evento, d’altronde, è eccezionale: perché un conto è scavare già sapendo di poter trovare, un conto è avviare un’opera di pubblica utilità e veder sorgere dal sottosuolo tracce di un passato lontano più di duemila anni.

A Baratti è accaduto. Tra il maggio del 2012 e l’ottobre del 2013, quando Asa, che lavorava per la realizzazione del sistema fognario sull’area fino a Populonia, a più riprese ha fermato le proprie macchine per permettere agli archeologi di intervenire su ciò che di straordinario la terra aveva restituito. Quindici tombe, quattro delle quali già parzialmente distrutte e spoliate da attività di clandestini, dieci completamente intatte. E al loro interno reperti di ogni genere: gli stessi che adesso, e fino al 6 luglio, suddivisi in quattro teche, resteranno al museo di Cittadella per la mostra e “Archeologia in cantiere: nuove scoperte dagli scavi di Baratti”.

«Una mostra che ci dà una grande soddisfazione – ha commentato durante la presentazione di ieri l’assessore alla cultura Ovidio Dell’Omodarme – Innanzitutto perché un museo non deve vivere solo delle esposizioni permanenti. Una mostra nuova può offrire la possibilità di avvicinare nuovi visitatori. E poi i risultati scientifici, un altro passo nella conoscenza di Baratti». All’incontro erano presenti anche Andrea Pessina (Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana), Fabio Baldassarri, Fabio Del Nista e Michele Caturegli per Asa e il presidente della Parchi Val di Cornia Luca Sbrilli. Il cammino dell’archeologia sul territorio, del resto, dura da un secolo, e, ha proseguito Dell’Omodarme «c’è ancora molto da conoscere. Baratti e Populonia sono un cantiere continuo».

In effetti in corso d’opera le sorprese non sono mancate, a partire da quella tomba, denominata n°1, rinvenuta in località Villini e risalente all’età del Ferro, una tomba a fossa che, come altre di questo genere, ha spiegato la dottoressa Elena Sorge, non era mai stata scavata con questi metodi. Ciò che ha restituito è risultato straordinario, a partire da un vaso cinerario contenente i resti di due persone, le ossa non combuste di un bambino di 2/3 anni, assieme a quelle cremate di un adulto. «Due procedure – commenta Sorge – che si contraddicono l’una con l’altra, ma che dimostrano la possibilità presso gli Etruschi di riti mescolati. In Etruria non è stata mai trovata nessun’altra tomba con queste caratteristiche e in tutta Italia ne conosciamo solamente altre due. E oltretutto il vaso cinerario non è neanche autoctono, bensì falisco».

E poi vasellame in terracotta, perlopiù da simposio, oggetti in bronzo e argento provenienti dalle sei tombe rinvenute al pratone e da una delle due tombe trovate presso il Centro velico. Un’anfora di origini siro-palestinesi, con dentro un neonato, è emersa dalla tomba localizzata lungo la banchina della strada Piombino-Populonia, mentre le tombe emerse in prossimità della cappella di San Cerbone, di età romana, hanno restituito balsamari in vetro perfettamente conservati, una coppa anch’essa in vetro, vasellame fino da mensa e due anelli d’oro con castone. «Un’esperienza che ci permette di vedere in un’ottica diversa le nostre potenzialità – ha commentato Luca Sbrilli – e che in simbiosi con Asa si concretizza in un lavoro importante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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