Il Tirreno

Una strada nel cuore della città per ricordare il sindaco Luciano Villani

PIOMBINO. Un ponte lungo più di sessant’anni. Anzi, a essere precisi, sessantatré: tanti ne corrono da quel febbraio 1951 quando Luciano (Comunardo) Villani, primo sindaco piombinese del dopoguerra,...

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PIOMBINO. Un ponte lungo più di sessant’anni. Anzi, a essere precisi, sessantatré: tanti ne corrono da quel febbraio 1951 quando Luciano (Comunardo) Villani, primo sindaco piombinese del dopoguerra, venne destituito in seguito a uno dei più clamorosi episodi della storia cittadina di quegli anni. Quel sindaco messo a lungo alla berlina adesso avrà finalmente una via dedicata, secondo la richiesta inoltrata nell’ottobre 2012 e poi sottoposta dal Comune alla Prefettura. La cerimonia per l’intitolazione della strada - il tratto tra piazza Manzoni e via Leonardo da Vinci - è fissata per domani mattina, alle 11,30, con ritrovo in piazza Manzoni.

«Sono fiero – dice il sindaco Anselmi – di attribuire un riconoscimento a una figura come il sindaco Villani, che ha segnato con coraggio e limpidezza la storia delle nostre istituzioni civiche e la vicenda culturale della città. È un gesto che si rivolge alla famiglia, ma anche a tutta la cittadinanza, e con il quale vogliamo celebrare non solo una persona, ma anche la nobiltà del difendere i propri ideali e dell’impegno politico». La data per l’intitolazione, il 29 marzo, non è stata scelta a caso: due giorni dopo, il 31, saranno infatti 68 anni esatti da che le prime libere elezioni del dopoguerra, nel 1946, segnarono la vittoria di Luciano Villani, che avrebbe amministrato la città per i successivi cinque anni. Fino, appunto, alla vicenda incredibile della destituzione. I fatti affondando le radici nel difficile clima dell’Italia postbellica, quando il paese cominciava a rialzarsi dalle macerie e il legame con gli Americani era più mai forte. La missione Eca controllava qui da noi il Piano Marshall, attraverso il quale gli Stati Uniti avevano distribuito aiuti all’Europa: e proprio dell’Eca era capo Lucius Dayton, che assieme a Giuseppe Togni, ministro dell’industria, e a Ugo La Malfa, ministro per la riorganizzazione dell’Iri, fu a Piombino il 29 gennaio ’51 per celebrare la riapertura dell’altoforno. Alla cerimonia ci sono tutti, ma mancano i sindacati e le maestranze operaie, contrari alla politica del riarmo. L’imbarazzo è grande, ma Villani decide di affrontarlo difendendo gli operai e la stabilità della città.

«I miei amministrati – spiega – sentono per il grande popolo americano, del quale fate parte voi, signor Dayton (...) la stessa ammirazione che li portò a lottare fraternamente al suo fianco (...). Oggi i miei amministrati (...) guardano con pensosa preoccupazione al momento presente. Da ciò la loro apparente freddezza che non è indifferenza...». Il ministro Togni s’indigna, getta a terra le cartelle del sindaco ed esce dalla stanza del consiglio insieme a Dayton. Il sindaco termina penosamente il suo discorso, ma solo pochi giorni dopo, prima da Livorno e poi da Roma, arriva la notizia che quelle parole sono state ritenute offensive e che Villani non può più esercitare la sua mansione. Per lui e per la sua famiglia sarà l’inizio di un calvario, destinato a terminare tristemente solo nel 1975, alla scomparsa dell’ex sindaco, che al tempo aveva 69 anni. «Le aziende private o pubbliche, compresi gli enti locali – ricordano i figli nella lettera scritta ad Anselmi – non si fecero scappare l’occasione di non aiutare un comunista che forse rappresentava già un uomo politico scomodo, in vista di un ormai prossimo compromesso storico». Eppure, recitava la stessa lettera, «Non c’è futuro senza memoria storica». Il presente lo ha compreso. Quella memoria storica è pronta ora per rivivere. A pochi passi dal municipio, a chiudere un cerchio denso di significati.

Melisanda Massei Autunnali

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