Sicurezza
«Io, malato di cancro licenziato grazie alla legge»
VENTURINA. Interventi chirurgici. Chemioterapia. E l’aggressione delle metastasi. Cambio di cure. Controlli su controlli. L’attesa dei referti. E il mondo che ti crolla addosso. Ce n’è abbastanza per...
VENTURINA. Interventi chirurgici. Chemioterapia. E l’aggressione delle metastasi. Cambio di cure. Controlli su controlli. L’attesa dei referti. E il mondo che ti crolla addosso.
Ce n’è abbastanza per impedirti di andare al lavoro. Ce n’è abbastanza per superare quei cinque mesi di malattia che il contratto dei metalmeccanici-artigiani prevede di retribuire normalmente, e quei 4 in cui non ricevi salario ma mantieni il posto. Sfori. E lo perdi, il posto. Perchè la legge lo consente.
Livio Luti, 49 anni, ex operaio di un’azienda venturinese, sta vivendo questa situazione più che complicata. Decide di raccontare la sua storia perchè qualcosa cambi. Perchè il suo non è un caso isolato.
Il racconto è costellato di date e particolari. E’ la sua vita dall’inizio dello scorso anno ad oggi. La convivenza con un adenocarcinoma del tenue. Un’odissea scandita dall’ansia. E dalla rabbia.
Il licenziamento è arrivato poco prima di Natale. «Senza neanche un preavviso», racconta Luti. Che, da quando i sintomi della malatta si sono manifestati, non ha potuto più rientrare al suo posto.
Ha dovuto trasferirsi a Ribolla, dove vive la mamma. E’ lei che lo accudisce. E’ lei, con la sua pensione minima, che manda avanti la baracca. Perchè Luti può contare solo su un assegno temporaneo di inabilità dell’Inps: 436 euro al mese.
«Sto sopravvivendo soprattutto grazie a mia madre e al sostegno psicologico e pratico di parenti ed amici. Mi stanno aiutando, spero, a guarire», aggiunge.
Una certezza ce l’ha: «La mia è la storia di molti, in un’Italia che ti permette di sopravvivere solo se sei sano. O se conosci qualcuno che ti dà lavoro. Se, in caso di bisogno, hai una famiglia e amici intorno. Un’Italia che consente al datore di lavoro di licenziarti mentre ti stai curando per combattere malattie di questa gravità. E senza darti la possibilità di inserirti in mansioni che sei in grado di affrontare. Persone come me, - chiude l’ex operaio - dovrebbero solo curarsi. Senza preoccupazioni su come mantenersi».
L’azienda in cui l’uomo lavorava, per voce del titolare e del suo legale, sottolinea che la vicenda si è svolta nel pieno rispetto della normativa. Sostiene che,come segno di buona volontà, l’operaio è stato licenziato dopo il superamento dei termini.
«Ad un certo punto,però, la sua sostituzione si è resa necessaria. Non sono tempi per permettersi di pagare due persone», afferma il titolare, mentre il suo avvocato evidenzia la necessità di un intervento pubblico, in situazioni del genere.
Intanto, Livio Luti continua a lottare. Contro la malattia. E contro l’ingiustizia che lo colpisce. A norma di legge.
Valeria Parrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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